Macerata, 7 novembre 2020 - “Il fallimento sociale non è certo l'aborto, il fallimento sociale è la mancata accessibilità a servizi sanitari e strutture, l'ingerenza della Chiesa nella laicità dello Stato, la mancanza di scelta”. C'erano centinaia di donne, studentesse, madri, ma anche molti uomini, amici, fidanzati oggi pomeriggio in piazza Mazzini per ribadire il diritto di autodeterminazione delle donne, il diritto a non essere sottomesse e a poter decidere del proprio corpo.

Il focus Don Leonesi si scusa dalla D'Urso per l'omelia sull'aborto "Non volevo offendere"

Distanziate e con le mascherine, oltre 300 persone hanno aderito al sit-in di protesta organizzato dal movimento femminista “Non una di meno” dopo le parole pronunciate da don Andrea Leonesi durate una sua omelia (video), in cui ha parlato di aborto, pedofilia e sottomissione delle mogli ai mariti. Molte di loro stringevano in mano una stampella, simbolo dell'aborto clandestino “un retaggio di impossibilità di accedere a servizi sanitari sicuri, gratuiti per le donne – ha spiegato Cecilia Ercoli, un'attivista del movimento – e poi il fulmine e gli ombrelli, simboli assunti dal movimento polacco che sta riempiendo le piazza per lottare e difendere il suo diritto ad autodeterminarsi”.

Diverse le donne che hanno portato la loro testimonianza, alcune intervenute telefonicamente anche da Verona e dalla Sardegna, perché l'omelia di don Andrea ha varcato da tempo i confini cittadini, suscitando molte reazioni di protesta. “Queste frasi piene di odio sentite in questi giorni – ha aggiunto Claudia Santoni, presidente dell'Osservatorio di genere - hanno promosso un conflitto tra i generi e ci hanno riportato indietro, quelle parole dette rappresentano un universo simbolico che non è assolutamente rappresentativo delle donne di oggi. Nei nostri incontri invitiamo uomini e donne a dialogare tra i generi e promuoviamo una società sempre più equa”.