Macerata, 7 nvembre 2020 - "Non volevo offendere nessuno e se ho offeso qualcuno chiedo scusa. Non ho detto che l’aborto sia più grave della pedofilia, ho detto che l’aborto è una cosa grave". Poche parole, pronunciate cercando di divincolarsi tra il microfono e la telecamera, quelle che don Andrea Leonesi ha rilasciato a una giornalista di "Pomeriggio Cinque". Il programma di Barbara D’Urso, infatti, per un paio di giorni ha fatto tappa davanti alla chiesa di corso Cavour per cercare di incontrare il vicario del vescovo e fargli spiegare cosa avesse voluto dire durante l’omelia in cui ha parlato di aborto, pedofilia e sottomissione della donna (video).

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Don Andrea è stato cercato in chiesa e atteso davanti casa, finché non è uscito per portare la comunione a un fedele ma, non appena ha visto il microfono, ha detto di non voler parlare ed è salito frettolosamente in macchina. Poche parole prima di andarsene, che seguono quelle rilasciate pochi giorni fa al Carlino quando, anche in quel caso, disse che voleva solo parlare della gravità dell’aborto. Impegnato in una conferenza, invece, non ha voluto incontrare la giornalista il vescovo Nazzareno Marconi. Ma la bufera che si è scatenata dopo le parole di don Leonesi non accenna a diminuire e oggi, dalle 15.45 in piazza Mazzini, si svolgerà il sit-in di protesta organizzato dall’associazione "Non una di meno".


Cerca di smorzare i toni e chiede di non "cadere in guerre di religione di cui non abbiamo bisogno", il rettore Francesco Adornato che, in una lettera, ha risposto agli studenti di Officina Universitaria che gli avevano chiesto di condannare e prendere le distanze dalle affermazioni della professoressa Clara Ferranti, anche lei intervenuta per difendere le parole di don Leonesi. "Comprendo l’esigenza di rappresentare la vostra opinione in difesa degli ideali di laicità (dello Stato e dell’Università) ed è un bene che lo abbiate fatto anche con passione – scrive Adornato –. La supponenza fideistica non aiuta al confronto e, in quanto tale, non richiede né smentite, né prese di posizione. Su quest’ultimo punto, rispetto al precedente episodio svoltosi in un’aula universitaria (quando la professoressa chiese a suoi studenti di recitare un’Ave Maria prima dell’inizio della lezione, ndr), è fuori luogo intervenire perché si tratta di una individuale espressione di pensiero, magari oltraggiosa, che va affrontata sul piano culturale. Non possiamo cadere nello schematismo uguale e contrario del "boicottare la chiesa dell’Immacolata" (come ha chiesto il consigliere Alberto Cicarè, ndr)".
 

"L’Università – prosegue il rettore – è un luogo laico per definizione che non sopporta l’oscurantismo, ma lo oltrepassa, illuminandolo di proposizioni culturali inclusive. La fede religiosa non va sbandierata con vessilli o spirito crociato, ma deve essere animata dalla comprensione dell’altro e, in questo caso, dalla comprensione di quanto possa essere dolorosa per una donna la scelta di abortire, ancorché la legge lo consenta".