Macerata, 13 maggio 2018 - Sei poliziotti sono finiti al pronto soccorso nelle ultime sei settimane a seguito delle aggressioni di africani, per la maggior parte nigeriani: quando vengono sottoposti a controlli, specie nel contesto di lotta allo spaccio (ma, più raramente, anche di verifica degli stranieri che chiedono l’elemosina davanti ai supermercati), sempre più spesso capita che reagiscano contro le forze di polizia in modo violento. L’esasperazione deriverebbe anche dal fatto che si sentono braccati e dal fatto che il guadagno non è più quello di qualche tempo fa. A partire da circa un mese dopo l’omicidio di Pamela Mastropietro, uccisa il 30 gennaio e trovata a pezzi in due trolley il giorno successivo, è cambiata la strategia dello spaccio: in seguito a una forte pressione della polizia e dei carabinieri, con la pulizia della piazza principale dove avveniva la compravendita di droga (i giardini Diaz), la vendita della sostanza stupefacente veniva effettuata soprattutto a domicilio. Cambiavano anche i volti dello spaccio: in prima linea, soprattutto cittadini del Gambia e della Guinea, usati dai nigeriani. Si tratta per lo più di senzatetto senza mezzi di sostentamento, gente disperata che spaccia in cambio di un guadagno spesso anche minimo: la droga, in palline di cocaina o eroina, non viene più nascosta in bocca ora ma all’interno dell’ano, nel tentativo di sfuggire ai controlli. 

«Perché mi avete salvato dal mare se poi non ho di che mangiare e dormire?». Così un cittadino del Gambia, giovedì scorso, si è rivolto ai poliziotti che l’avevano fermato con la droga. In passato era stato ospite del Gus, associazione da cui era stato cacciato perché beveva e spacciava. Recentemente nelle modalità dello spaccio si è verificato un altro cambio di rotta: la strategia è stata completamente destabilizzata dai controlli serrati e capillari delle forze dell’ordine, con arresti e sequestri che hanno portato alla perdita del «mercato occasionale», con la conseguenza di un guadagno più che dimezzato nel giro di pochi mesi. Da qui l’irritabilità e l’aggressività al momento del controllo. Il sistema non si può definire mafia, ma certamente è corretto parlare di gruppi criminali organizzati. Il giro si era poi spostato in gran parte al parco di Fontescodella: uno degli obiettivi della questura adesso è ripulire completamente l’area verde dagli spacciatori. «Le mie linee guida, che ho dato come autorità provinciale di pubblica sicurezza a tutte le forze di polizia – spiega il questore Antonio Pignataro – sono quelle di una lotta costante contro ogni forma di illegalità. Nessun passo indietro, i risultati vanno solo consolidati e incrementati. Questa è la mia mission, questa è la promessa che ho fatto ai cittadini e che farò osservare fino a quando sarò questore in questa città».