Rocco Repaci, 88 anni, è stato per due giorni al pronto soccorso di Macerata
Rocco Repaci, 88 anni, è stato per due giorni al pronto soccorso di Macerata

Macerata, 19 febbraio 2020 - Due giorni su una lettiga con il femore rotto perché in ortopedia non c’erano posti disponibili. L’odissea vissuta in questi giorni all’ospedale di Macerata viene raccontata da Anna Repaci che, per oltre 48 ore, ha seguito suo padre Rocco nella speranza che potesse trovare un posto in reparto per essere finalmente operato. E, seppure poi il problema sia stato risolto, ha voluto ugualmente raccontare la sua disavventura, perché la situazione dell’88enne maceratese potrebbe essere quella di qualsiasi altro malato o anziano bisognoso di cure, racconta la donna, che si fa portavoce di una situazione di disagio che non dovrebbe più capitare.

"Sono arrabbiata e delusa e mi chiedo se la politica pensi mai alle condizioni dei malati o di chi si trova a vivere un momento di difficoltà – commenta –. Mio padre ha 88 anni e per due giorni è rimasto fermo al pronto soccorso con un femore e un polso rotti, perché nelle tre ortopedie della provincia, negli ospedali di Macerata, Civitanova e Camerino non c’erano posti letto. Con i miei fratelli abbiamo fatto dei turni massacranti per stargli vicino e accudirlo nel miglior modo possibile, ma così lo stavano uccidendo. Noi vogliamo che possa operarsi subito – continua la donna –, perché non è possibile che a 88 anni e con un femore rotto, debba stare così tanto tempo in un pronto soccorso ad aspettare che si liberi un letto".

La famiglia dell’anziano ha provato a proporre diverse soluzioni, anche quella di chiedere la possibilità che fosse trasferito fuori provincia o addirittura fuori regione per poterlo curare nel più breve tempo possibile, ma senza successo perché le è stato risposto che non può essere preso in carico da un’altra Area vasta. E così non è rimasto altro che aspettare, nell’attesa che la sanità muovesse i suoi passi, a volte troppo lenti rispetto alle necessità dei pazienti. Fino alla tarda mattinata di ieri quando un posto si è liberato nel reparto di Ortopedia e, finalmente, l’anziano ha potuto avere un letto e una stanza come tutti gli altri malati.

"Noi eravamo disposti a spostarci, anche fuori regione, pur di trovare in tempi brevi una soluzione per mio padre – conclude Repaci –, ma ci hanno detto che non era possibile e così abbiamo dovuto solo aspettare e stargli vicino. Credo che quanto successo a noi questi giorni sarebbe potuto succedere a chiunque. E non è possibile – conclude la donna – che un cittadino venga bistrattato in questo modo, sistemato su una lettiga per tutto quel tempo, in attesa che si liberi qualche posto nei reparti".