Estorsione reale a Treia, un campano sotto processo per amore virtuale

Una donna treiese è stata vittima di una frode online. Un campano le ha estorto denaro minacciando di diffondere video privati. La donna ha denunciato l'uomo, che ora è sotto processo.

Una storia di amore virtuale si sarebbe trasformata in una estorsione reale per una treiese, che però alla fine ha capito i raggiri e denunciato un campano. Così lui, Giampaolo Malafronte, ora è sotto processo.

I fatti sarebbero successi a novembre del 2019. La donna aveva conosciuto l’avellinese tramite Facebook. I due avevano fatto un po’ amicizia, lui aveva iniziato a corteggiarla e a un certo punto lui le avrebbe chiesto di fare sesso virtuale. Dopo questi scambi di materiale intimo, un giorno il campano le avrebbe detto di aver visto in rete video di lei fare le stesse cose con altri. La donna aveva per prima cosa negato tutto, e poi comunque si era spaventata moltissimo, ma lui l’aveva tranquillizzata: un suo amico carabiniere poteva cancellare i video che si erano scambiati, ma ci volevano 500 euro, e siccome la moglie si sarebbe accorta se lui ne prelevava 250, per il momento doveva pagare tutto la treiese. Il giorno seguente, da un altro numero sarebbe arrivato un messaggio di un tizio, secondo il quale erano stati cancellati i video da Facebook, ma non da Instagram, e per quello ci volevano altri 800 euro. Il giorno seguente, Malafronte le avrebbe detto di essere in difficoltà con il datore di lavoro: "Ho passato tutto il giorno di ieri per risolvere le cose per te, con il mio amico carabiniere. Ora vogliono licenziarmi. Mi serve un certificato medico, ma per farlo ci vogliono 530 euro". E in seguito, dall’altro numero era arrivata la richiesta di altri 1.500 euro, altrimenti tutti i video sarebbero finiti in rete e suo marito avrebbe scoperto tutto.

Terrorizzata, la donna sarebbe arrivata a un passo dal suicidio, avendo anche il sospetto che Malafronte e lo sconosciuto che la ricattava fossero la stessa persona, in base ad alcune cose che lei diceva all’uno e che poi le riportava anche l’altro. Ma per fortuna aveva chiesto aiuto alla polizia, e così la Squadra mobile aveva scoperto il raggiro, mettendo un freno a quelle minacce.

Ieri in tribunale a Macerata per il campano si è aperto il processo, che però è stato rinviato dal giudice Andrea Belli per iniziare a sentire i primi testimoni dell’accusa, citati dal pubblico ministero Raffaela Zuccarini. Anche l’imputato poi potrà dare la sua versione dei fatti.

p. p.