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9 apr 2022

"Europa aperta, non fortezza"

Adornato: servono pace e dialogo "In Ucraina muore la nostra storia"

"Sento il bisogno di rivolgere agli studenti, a cui ho dedicato tutto l’impegno, il più sincero e grato ringraziamento per l’attenzione autentica e gratuita che mi hanno sempre rivolto e chiedere scusa per ciò che non sono riuscito a realizzare". Ultimi mesi alla guida dell’ateneo per il rettore Francesco Adornato, che in conclusione dell’intervento ha voluto dedicare un pensiero agli studenti, ai ragazzi che fin dal primo momento ha messo al centro dell’operato. Gli stessi che al termine della cerimonia lo hanno ringraziato, donandogli una pergamena. "Come direbbero a Roma, ‘che ve possino’", ha scherzato il rettore davanti al regalo inaspettato. Tanti temi toccati da Adornato nell’ultimo discorso dal podio, a partire dalla guerra "scatenata dalla invasione russa dell’Ucraina, che colpisce l’Europa e la sua storia. Se geograficamente si trova nell’Europa orientale, l’Ucraina è infatti culturalmente per intero Europa". Poi la ferma condanna: "È un orrore seppellire sotto le macerie vite umane incolpevoli e con esse parte importante della storia europea. Anche i paesaggi e le città fanno dell’Europa ciò che è: in essi si condensano memoria, cultura, vitalità. Che si recuperi il dialogo e si affermi la pace". Il rettore ha quindi ricordato come l’Ue abbia dedicato il 2022 ai giovani, "un’iniziativa che il nostro ateneo ha accolto subito, riempiendola di contenuti e rendendo protagonisti gli studenti. Abbiamo particolarmente bisogno di un’Europa aperta e non fortezza, modello sociale e non ortodossia monetarista, progetto politico progressista e non alchimia a geometrie variabili degli interessi nazionali dei più forti. Abbiamo bisogno di un Rinascimento europeo che coinvolga le comunità". Né è mancato un passaggio sulle difficoltà affrontate negli ultimi anni. "Occorre riprendere il cammino. Dopo il sisma, grazie al sostegno finanziario del ministero dell’Università, della Regione, dei fondi europei, del commissariato per la ricostruzione, abbiamo avviato fin qui cantieri per 50 milioni, che tra non molto renderanno le nostre sedi non solo fruibili, ma ancora più funzionali e luminose – ha detto –. Abbiamo conosciuto i tragici ‘fatti di Macerata’, del 2018, quando l’orrore che avevamo immaginato esistesse altrove si è presentato bussando alla porta di ognuno di noi, e forse l’intera comunità ha rimosso senza un’adeguata elaborazione quel turbamento. Ma disagi ancor profondi, i cui effetti proseguono, sono stati provocati dalla pandemia, che ci ha fatto sperimentare un’inattesa condizione di fragilità globale: non si possono ammalare solo i singoli, ma anche l’intero. Di fronte a questa situazione il divario sociale rischia di aggravarsi, non solo sul piano economico, ma anche culturale, educativo, formativo. La nostra Università non può restare indifferente e si è posta davanti a scenari di ripensamento globale del proprio modo di essere, che la insediano in un processo dinamico di interlocuzione con i principali attori sociali, mettendo alla prova, oltre ogni ottica autoreferenziale, la capacità di proporsi come coscienza critica dell’assetto sociale esistente e come un’autentica forza progettuale. A fronte di tutte queste problematiche, non abbiamo mai perso la fiducia nel futuro, e continueremo a investire".

Chiara Sentimenti

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