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30 mar 2021

"Evasione fiscale da oltre 10 milioni di euro" Finanza, raffica di denunce e maxi sequestro

Nei guai un imprenditore calzaturiero di Montelupone e nove cinesi, scoperti 55 lavoratori irregolari. "Fatture false per 900mila euro"

30 mar 2021
paola pagnanelli
Cronaca
L’operazione è stata condotta dalla Tenenza della Finanza di Porto Recanati
L’operazione è stata condotta dalla Tenenza della Finanza di Porto Recanati
L’operazione è stata condotta dalla Tenenza della Finanza di Porto Recanati
L’operazione è stata condotta dalla Tenenza della Finanza di Porto Recanati
L’operazione è stata condotta dalla Tenenza della Finanza di Porto Recanati
L’operazione è stata condotta dalla Tenenza della Finanza di Porto Recanati

di Paola Pagnanelli Una maxi evasione fiscale da oltre dieci milioni di euro è stata scoperta dalla Guardia di finanza. Dopo le indagini, è scattato il sequestro di quattro milioni e 200mila euro, e sono stati denunciati nove imprenditori cinesi e un imprenditore calzaturiero di Montelupone, ritenuto il regista dell’operazione. La Tenenza di Porto Recanati ha condotto l’indagine di polizia economico-finanziaria e giudiziaria chiamata "Domino cinese", durata poco più di due anni e coordinata dal procuratore Giovanni Giorgio, nei confronti di una serie di imprese anche di fuori regione. In particolare, sono finite nel mirino delle fiamme gialle undici aziende che producono tomaie. Grazie al minuzioso esame delle contabilità aziendali e dei conti bancari dei titolari, e con ulteriori riscontri sul campo, è emersa una serie di condotte illecite, di natura fiscale e penale, messe in atto per non pagare le tasse. Ammonta, infatti, a oltre dieci milioni di euro la base imponibile che sarebbe stata evasa, mentre l’imposta sul valore aggiunto sottratta sarebbe di oltre due milioni e mezzo di euro. Le indagini, inoltre, hanno portato all’individuazione di 55 lavoratori irregolari e all’omesso versamento di ritenute per oltre 40mila euro. Il sistema di frode consisteva, in sostanza, nell’usare partite Iva di imprenditori inconsapevoli, italiani e cinesi, con le quali fatturare prestazioni per orlature di tomaie che, in realtà, erano fornite in nero da altre imprese cinesi. Così, l’impresa committente non pagava l’Iva, e l’impresa che eseguiva i lavori percepiva il corrispettivo senza farlo tassare. Questo ha anche permesso a queste ultime imprese di fare concorrenza sleale: senza tasse, infatti, potevano praticare prezzi competitivi, a danno delle aziende che rispettano le regole e pagano il dovuto. I pagamenti in nero si facevano in contanti, prelevando dai conti di due imprese filtro o intestati a una persona fisica. Sono stati accertati trasferimenti ...

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