Quotidiano Nazionale logo
9 apr 2022

Export sul mercato russo "A rischio oltre 81 milioni"

Il comparto calzaturiero vale il 40% degli scambi commerciali marchigiani. L’indagine di Prometeia: coinvolte 750 aziende con più di ottomila occupati

franco veroli
Cronaca
A rischio il calzaturiero (foto archivio)
A rischio il calzaturiero (foto archivio)
A rischio il calzaturiero (foto archivio)

di Franco Veroli

Vale oltre 200 milioni di euro l’export delle Marche verso il mercato russo, un valore che ci espone per il 2,4%, in Italia, secondo soltanto a quello dell’Umbria (2,7%) e superiore all’Emilia-Romagna (2,1%) e alla Calabria (2%). In questo contesto, il comparto calzaturiero, concentrato nel distretto fermano – maceratese, ancora oggi un asse portante dell’economia della nostra provincia, è quello che rischia di più. Le esportazioni di calzature verso Mosca, infatti, sono pari a 81,61 milioni di euro, vale a dire il 40% del totale regionale e l’8% di quello nazionale. È quanto emerge da un’indagine del centro studi "Prometeia", ripresa da Infodata Il Sole 24ore, che evidenzia come gli effetti del conflitto in corso in Ucraina, specie se questo dovesse prolungarsi ancora, potrebbero essere davvero molto pesanti. Si dirà che oltre 81 milioni di euro, rispetto a un valore totale dell’export di calzature che in regione (livelli prima della pandemia) oscilla tra 1,5 e 2 miliardi di euro, non sono poi la fine del mondo. Ma nemmeno qualcosa che può essere trascurato, poiché stiamo parlando di un comparto che in provincia conta circa 750 imprese, con oltre ottomila occupati, alle quali bisogna aggiungere altre ottanta aziende, con circa 2.500 addetti che producono i componenti (tacchi, suole, tomaie e così via). Si tratta di una realtà in sofferenza da tempo, da quando la crisi del 2008-2009 provocò un primo ridimensionamento, per poi subire gli effetti del terremoto del 2016 e, soprattutto, quelli della pandemia da Covid. L’anno scorso, è apparso qualche spiraglio anche in relazione al progetto della "Shoes Valley", pensata per "individuare e rappresentare un ecosistema nel quale sono attivate tutte le competenze del made in Italy e dell’Italian quality of life, cioè calzature e filiera, fashion, agroindustria, turismo e cultura. Tutti elementi che possono attirare turisti, clienti e investitori, rilanciando questo territorio come eccellenza del Paese", come disse poco meno di tre anni fa il presidente di Confindustria Macerata, Gianluca Pesarini. Ora, però, nel pieno di una fase di ristrutturazione e digitalizzazione, arrivano i problemi portati dalla guerra. Oltre alle calzature, le altre voci più importanti dell’export marchigiano verso la Russia sono relative agli apparecchi per uso domestico per 31,8 milioni di euro, mobili (26,5 milioni di euro), abbigliamento (24,67 milioni di euro), macchine di vario genere (15,2 milioni), cisterne, serbatoi e radiatori (10,6 milioni), armi e munizioni (6,7 milioni), apparecchiature per illuminazione (5,1 milioni), saponi e detergenti (4,1 milioni).

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?