Domenico Sicolo, primario di pronto soccorso a Camerino e San Severino (De Marco)
Domenico Sicolo, primario di pronto soccorso a Camerino e San Severino (De Marco)

Macerata, 17 ottobre 2020 - "Volete uscire? Vi faccio fare un giro nel reparto di terapia intensiva". Era marzo, c’era il lockdown e Domenico Sicolo dirigeva i pronto soccorso Covid di Civitanova e Camerino, fronteggiava una emergenza che avrebbe mandato in tilt il sistema ospedaliero e tuonava contro atteggiamenti irresponsabili. Sette mesi dopo, il Covid c’è ancora e Sicolo è sempre in prima linea. Primario a Camerino-San Severino, dal suo osservatorio sul virus stavolta il messaggio lo manda alla politica e ai vertici sanitari regionali: "Aprire il Covid Center di Civitanova.

Al momento i pazienti contagiati che necessitano di ricoveri vengono mandati a Fermo. Se si riempie bisognerà attivare la palazzina delle malattie infettive di Macerata. Se anche questa non dovesse bastare, aprire subito la Fiera Covid, anche perché con questa struttura abbiamo maggiori possibilità di tenere gli ospedali puliti il che è fondamentale per evitare che la gente, per paura del contagio, non faccia visite e controlli e trascuri altre patologie. Problemi di personale alla Fiera Covid? Farlo funzionare significa coinvolgere medici, infermieri di tutti gli ospedali delle Marche".

Sono molti i casi di chi si tiene alla larga dagli ospedali e trascura altre patologie?
"Alla fine della prima ondata del Covid abbiamo notato che questa era stata una delle conseguenze; gente con patologie che non aveva effettuato tac, ecografie, terapie. Avevano paura del virus e in effetti i nostri ospedali non sono in grado di gestire patologie infettive perché non concepiti per questo. Allora, se si saturano Fermo e Macerata, si apra subito il Covid Center. È stato giusto realizzarlo, ma è sbagliato pensare di attivarlo solo in estrema ratio perché il rischio contagio zero negli ospedali non esiste".

Com’è la situazione in ospedale?
"Il virus sta girando ma non siamo ai livelli di marzo".

Come vi siete organizzati per il trattamento dei casi Covid?
"Come prevedono protocollo e piano di prevenzione di Area Vasta. Abbiamo una stanza dedicata per lo screening del paziente che, se risulta positivo e ha bisogno di ospedalizzazione, viene ricoverato a Fermo. C’è il problema di molta gente con i sintomi di febbre che corre subito in ospedale, ma prima di muoversi è meglio informare il medico curante perché può trattarsi di normale influenza. Il campanello di allarme del Covid è la difficoltà respiratoria e in questo caso è giusto rivolgersi alle strutture sanitarie".

«O distanti o come le mascherine», diceva a marzo. E oggi?
"Idem: mascherine, distanziamento sociale, igienizzare le mani. Però, imporre la mascherina anche quando si cammina da soli è un provvedimento difficile da far rispettare. Io dico di indossarla sempre sotto il mento e tirarla su quando si incrocia qualcuno, ci si ferma a parlare, si entra in un luogo pubblico".

I dati parlano di contagi record. Prevede un’ondata come quella di marzo?
"Sono molto perplesso sul modo in cui vengono forniti i dati, perché sono numeri sterili se comunicati senza essere rapportati alla quantità di tamponi fatti che a marzo erano 20mila al giorno, oggi sono sei volte tanti. Non calibrare il numero dei positivi ai test effettuati significa fare allarmismo con poco senso di obiettività".