di Paola Olmi Il numero di richieste di visita neuropsichiatrica infantile – soprattutto per quanto riguarda la fascia dagli 11 ai 17 anni – è pressoché raddoppiata. A dirlo è Maurizio Pincherle, direttore della struttura complessa di neuropsichiatria infantile di Macerata - Asur Marche. "Quest’anno finora ci sono state 242 richieste – spiega – contro le 127 del 2019. L’aumento è costante. Nella prima ondata del Covid-19, a inizio anno, non abbiamo avuto nessuna nuova richiesta poi, dal 15 settembre ad oggi, c’è stato un boom. Nello specifico 22 contro...

di Paola Olmi

Il numero di richieste di visita neuropsichiatrica infantile – soprattutto per quanto riguarda la fascia dagli 11 ai 17 anni – è pressoché raddoppiata. A dirlo è Maurizio Pincherle, direttore della struttura complessa di neuropsichiatria infantile di Macerata - Asur Marche. "Quest’anno finora ci sono state 242 richieste – spiega – contro le 127 del 2019. L’aumento è costante. Nella prima ondata del Covid-19, a inizio anno, non abbiamo avuto nessuna nuova richiesta poi, dal 15 settembre ad oggi, c’è stato un boom. Nello specifico 22 contro le 13 del 2019 in merito a depressione, 25 contro le 14 riguardo a fobie ossessive, 16 rispetto alle 7 riguardo a fobia scolare, 26 casi di attacchi di ansia e panico rispetto ai 12 del 2019, 97 casi di iperattività rispetto ai 52 dell’anno scorso, 26 sintomatologie con cefalea rispetto alle 13 del 2019, 30 richieste di visita per disturbi del sonno rispetto alle 16".

Come si è venuta a strutturare nei giovani la problematica psichica?

"Lentamente nel tempo. La gente, e quindi anche i giovani e giovanissimi, si stanca di questa situazione grave e incerta. Gli studenti hanno vissuto la prima ondata Covid-19 come una novità e il non andare a scuola è stato per molti una bella esperienza. Poi ci sono state le vacanze estive e il desiderio di tornare a scuola era grande. Durante la seconda ondata, i contagi, le difficoltà, le norme anti-Covid, le metodologie di insegnamento a distanza per molti, la recrudescenza di pericoli oggettivi e di relativa impossibilità a condurre una vita "normale" ha portato al fatto che la loro giornata si è svuotata di contenuti. Qui subentra la sindrome depressiva. In più molti ragazzi si sono trovati in una famiglia in cui anche i genitori si trovano nella stessa condizione".

L’età evolutiva di cosa ha bisogno?

"Di fare riferimento a persone forti; quando i ragazzi vedono che anche gli adulti hanno cambiato la routine di vita, che non sono più quelli di prima, che sono agitati, stanchi e preoccupati, vivono anche loro paure e incertezze. Da questa situazione arrivano i primi sintomi per i giovani che sono quelli di tipo fobico. Iniziano le paure di contagiare gli adulti; si attiva una sorta di regressione dal punto di vista comportamentale e la creazione di sensi di colpa".

Chi ne risente maggiormente?

"I più fragili, come sempre. In questi casi una presa in carico di sostegno psicologico è molto importante, ma è importante che la famiglia svolga il suo ruolo contenitivo e di riferimento, oggi molto più difficile del solito ma necessario. Il problema è proprio questo: essendo la società tutta in un momento di insicurezza tremenda e venendo spesso a mancare le figure di riferimento, la rassicurazione da parte dei genitori e degli adulti, anche per lo psicoterapeuta il compito è assai complesso".