Francesca Baleani
Francesca Baleani

Macerata, 29 marzo 2017 - «Macerata non c’è, nei miei ringraziamenti». Così Francesca Baleani, che nel luglio del 2006 fu pestata e gettata in un cassonetto dell’immondizia dal marito Bruno Carletti, ex direttore artistico del teatro, poi arrestato con l’accusa di tentato omicidio. Baleani, a cui è stato assegnato il premio Venturini della Provincia di Parma, «per il coraggio dimostrato nel prendere in mano il proprio destino», sottolinea però come non possa, oggi, dopo tanto tempo, ringraziare la sua città.

BALEANI affida questo pensiero a un messaggio, letto lunedì scorso al Claudiani in occasione della tavola rotonda «Ferite d’amore», alla quale la donna avrebbe dovuto partecipare. Assente per un attacco febbrile, Baleani ha comunque mandato un suo intervento scritto. L’incontro è stato organizzato dall’associazione «Insieme in sicurezza» (presidente Romeo Renis) con gli interventi di Gianni Giuli (dipartimento dipendenze patologiche), Bianca Verrillo (coordinatrice del centro antiviolenza), Antonella Ciccarelli (criminologa e sessuologa) e Giorgio Iacobone (presidente onorario Insieme in sicurezza). «Un impegno dietro i riflettori, il mio – spiega Baleani –. Ho voluto così, per tornare a vivere. Ho dato la mia storia a chiunque ne volesse fare qualcosa di buono. Ho immaginato fosse il modo migliore per dare un senso al mio 4 luglio. Grazie alle tante amministrazioni comunali e provinciali. No, Macerata non c’è nei ringraziamenti. Non so darmi risposta del perché io abbia incontrato studenti, in altre città d’Italia, e del perché mostrassero tanto affetto e orgoglio nell’avermi tra loro, e gioia sincera nell’incontrare questa donna che sono io. Oggi mi dico che va bene così. Anche in questo c’è resilienza, credo. Nel sapere di vivere in una città che non è capace di abbracciarti e di pronunciare il tuo nome e la tua storia senza provare imbarazzo. L’ambiente non è stato un punto di forza, e questo lo voglio dire per le donne che verranno, e che hanno provato il mio stesso isolamento. Direi loro: andate avanti a testa alta. Il mio monito per la città è: non avete donne comuni di fronte a voi. Abbiatene cura». A Macerata sono stati 41 l’anno scorso i casi registrati al centro antiviolenza.

«Il pericolo che ho corso, l’ho codificato, dopo – sono le parole di Baleani –. E questo grazie anche all’informazione che abbiamo creato, con una maggiore sensibilità, proposte di leggi e iniziative. Ricordo che nel 2006 non se ne parlava, non esistevano leggi a tutela, poco si parlava di stalking o dinamica dei femminicidi. Non c’era consapevolezza di un allarme sociale, della mattanza quotidiana. Ora le leggi ci sono, troviamo il coraggio di denunciare. Se una paura mi è rimasta, non è quella dei rapporti, purché siano umani. Oggi la paura per me ha altri nomi, ma non si chiama amore».