Un cinghiale

Macerata, 12 giugno 2018 – Un nuovo modello di gestione del cinghiale al centro di un progetto presentato in Regione. Due i punti principali: la prevenzione dei danni e la cattura diretta degli animali da parte delle aziende agricole. Per quanto riguarda il primo punto, si prevede l'adozione di diversi sistemi quali le recinzioni elettrificate, recinzioni fisse e dissuasori (acustico-visivi-olfattivi). Tali metodologie saranno integrate con l'utilizzo di personale abilitato dal Parco alla gestione del cinghiale (selecontrollori) che, attraverso interventi straordinari appositamente predisposti, potrà intervenire nei casi di emergenza. Avanza, in tale direzione, il cammino per le sinergie tra il Parco Nazionale dei Sibillini e le realtà agricole del territorio.

L’Ente infatti affianca e supporta altri nove partner del progetto, presentato nei giorni scorsi tramite il Sistema informativo agricoltura regionale, il cui capofila è l'azienda agricola Aureli Maccario di Valfornace. Se ci sarà il via libera, quindi, la gestione diretta delle catture sarà delle stesse aziende agricole.

L’Ente ha avviato nel 1998 il primo piano di gestione e controllo volto alla ricomposizione degli squilibri ecologici derivanti dalla presenza del cinghiale, che ha come finalità pertanto la tutela delle biodiversità e la conservazione di specie ed habitat di interesse naturalistico. Il Parco impegna inoltre, ogni anno, ingenti somme per indennizzare i danni alle colture. Per la sua estrema adattabilità il cinghiale è presente negli Appennini con elevate densità di popolazione (nel Parco è di circa 15 individui per Kmq) e branchi formati da decine di esemplari, arrecando inevitabilmente danni, anche ingenti, nei campi coltivati in cui si spinge per alimentarsi.

Può vivere negli ambienti più diversi, si nutre di tutto ed ha una notevole prolificità, ogni scrofa infatti partorisce mediamente 4-6 piccoli l'anno. Da qui la necessità di contenere il numero di cinghiali entro una soglia ritenuta compatibile con gli obiettivi di conservazione degli ecosistemi agricoli e di tutela delle attività agro-silvo-pastorali tradizionali che di tali ecosistemi fanno parte, senza tuttavia dimenticare anche il ruolo ecologico positivo di questa specie che, tra l'altro, costituisce la principale preda per il lupo.