FRANCO VEROLI
Cronaca

Il crollo delle nascite "Mille parti in meno, ma c’è chi rischia la vita pur di avere un figlio"

Il primario Pelagalli: in provincia dai 2.888 del 2011 ai 1.849 del 2022, nel nostro reparto i numeri sono in crescita grazie a chi arriva da fuori "Il 30,5 per cento delle gravidanze riguarda donne di origini straniere".

Il crollo delle nascite  "Mille parti in meno,  ma c’è chi rischia la vita  pur di avere un figlio"

Il crollo delle nascite "Mille parti in meno, ma c’è chi rischia la vita pur di avere un figlio"

di Franco Veroli

"Ci sono donne che, pur sapendo di rischiare la vita, scelgono di portare avanti la gravidanza. Altre che, per avere un figlio, ricorrono alla procreazione medicalmente assistita. Ma, in generale, i nati diminuiscono. Stiamo assistendo agli effetti di un profondo cambiamento di mentalità, che riguarda la donna e la coppia, iniziato molti anni fa". Mauro Pelagalli, direttore del Dipartimento Materno Infantile dell’Ast di Macerata e della Unità operativa complessa di Ginecologia e Ostetricia dell’ospedale del capoluogo, sintetizza in questo modo la tendenza alla denatalità e che si intreccia inevitabilmente con la maternità.

Dottore, cosa dicono i dati del punto nascita di Macerata?

"Nel 2022 abbiamo avuto 1.292 parti, di più rispetto ai 1.157 del 2008. La crescita, però, è dovuta al fatto che registriamo una significativa mobilità attiva, molte donne arrivano da altre province marchigiane, e ce ne sono anche da fuori regione. I dati, dunque, non smentiscono la generale tendenza al ribasso. Nel 2011 nelle Marche ci sono state 13.856 nascite, 2.888 delle quali in provincia di Macerata; nel 2022 a livello regionale sono scese a 8.779, in provincia a 1.849: rispetto a 11 anni prima c’è un calo, rispettivamente di 5.077 e 1.039 nascite, il 36% in meno. Se lei divide il totale delle nascite 2022 in provincia per il numero dei comuni, ottiene una media di 34. Se toglie i centri maggiori, la media si abbassa vertiginosamente: in tanti comuni, specie dell’entroterra, le nascite si contano sulle dita di una mano o, semplicemente, non ci sono. E questo accade in un contesto progressivamente cambiato".

Ce lo può descrivere?

"Parlano i numeri. Nel 2023, alla data del 15 giugno, all’ospedale di Macerata abbiamo registrato 544 parti, 147 dei quali (il 27%) cesarei. Quelli di donne di nazionalità italiana sono stati 378 (il 69,5%), quelli di donne di altra nazionalità 166 (il 30,5%). Si aggiunga che 23 sono dovuti a gravidanze da procreazione medicalmente assistita (il 4,2%) e che 70 hanno riguardato donne oltre i 40 anni di età. L’apporto delle donne straniere e della fecondazione artificiale supera un terzo delle nascite: senza questo la situazione sarebbe ancora più preoccupante".

Cosa è successo?

"C’è stato un cambiamento culturale, un lungo processo che ha cambiato il modello di vita, oggi incentrato sull’individualismo. Molte donne cercano legittimamente una realizzazione professionale prima di pensare alla maternità: l’età del primo parto si è alzata, riducendo di fatto il periodo di più intensa fertilità, su cui pesano anche malattie come l’endometriosi (250 interventi l’anno nel nostro ospedale). Sul fronte maschile va segnalato che la qualità degli spermatozoi, causa alcol, fumo, ma anche benzene e derivati da idrocarburi si è abbassata. E, poi, oggi raramente una coppia va oltre un figlio, non solo perché spesso arriva tardi a una stabilità economica, ma anche perché questo è ritenuto sufficiente ad appagare il desiderio di maternità e genitorialità".

In che modo agevolate la gravidanza?

"La seguiamo passo dopo passo, mettendo in atto tutte le azioni affinché avvenga con serenità. Favoriamo il parto naturale, seguiamo le pazienti con un basso rischio ostetrico con un ambulatorio dedicato, garantiamo assistenza in regime convenzionato per le gravidanze fisiologiche, abbiamo un ambulatorio di patologia ostetrica per gravidanze ad alto rischio e, da quest’anno, grazie al supporto dell’assessore Filippo Saltamartini e della direttrice Daniela Corsi, garantiamo visite e controlli anche nelle strutture territoriali".

Le sono mai capitate donne con gravidanze che mettevano a rischio la loro vita e che hanno deciso comunque di andare avanti?

"Diverse volte. Per fortuna le cose sono sempre andate per il verso giusto".