Riconosciuti come lavoro 20 minuti per vestirsi (foto d'archivio)
Riconosciuti come lavoro 20 minuti per vestirsi (foto d'archivio)

Macerata, 5 luglio 2019 - L’Asur sta ancora studiando la sentenza, ma l’intenzione è quella di impugnarla. Il giorno dopo la decisione con la quale il giudice del lavoro di Macerata ha stabilito che il tempo per vestirsi e svestirsi, all’inizio e alla fine di ogni turno, deve essere riconosciuto come tempo di lavoro e, dunque, retribuito (come richiesto da 300 dipendenti dell’Area vasta 3), si cerca di capire l’impatto e le conseguenze di questo pronunciamento. Non solo sul fronte finanziario, stimato in un onere aggiuntivo di circa 150mila euro l’anno da moltiplicare per cinque anni e, quindi, 750 mila euro, ma anche su altri versanti.

Va infatti chiarito che il ricorso presentato dai lavoratori il 10 ottobre del 2014 è riferito al periodo 2009-2014, cioè il quinquennio a cui fa riferimento lo stesso giudice. Nel frattempo, però, nel 2015, sindacati e Area vasta 3 sono pervenuti a un accordo in base al quale i tempi di vestizione e svestizione sono stati riconosciuti, ma per un massimo di 12 minuti complessivi, mentre il contratto prevede una soglia non superabile di 15 minuti. L’accordo, però, successivo al ricorso presentato dai dipendenti, non ha risolto il problema con riferimento al periodo precedente. Il fatto è che il giudice, riconoscendo 20 minuti complessivi, ha stabilito un tempo più lungo di quello su cui Asur e sindacati si sono accordati, creando di fatto un precedente che, ovviamente, dà da pensare all’azienda sanitaria. Ieri, intanto, tanti sono stati i dipendenti della sanità marchigiana che hanno chiesto informazioni per verificare se tutti possano accedere al riconoscimento ottenuto dai 300 maceratesi.

«È bene chiarire – sottolinea Luca Talevi, segretario regionale Cisl della Funzione Pubblica – che gli arretrati spettano solo a coloro che hanno fatto ricorso e, eventualmente, a quelli che lo faranno e lo vedranno accolto, non certo a tutti». Difficile dire, quindi, quanti eventualmente faranno ricorso e sapere se questo sarà nuovamente accolto. «Certo è che, al netto degli arretrati, per ottenere i quali bisogna che ogni interessato si rivolga al giudice – sottolinea Talevi – i costi aggiuntivi per l’Asur Marche, riferiti a tutte e cinque le Aree vaste, possono essere quantificati in circa 500mila euro l’anno. Non un’enormità. È evidente che se ci fossero ricorsi in massa e tutti fossero accolti la somma sarebbe milionaria». Il sindacato, però, ribadisce la sua intenzione di uscire dalle aule di tribunale e di battere quella che chiama la strada del confronto, del buon senso e della ragionevolezza. Ma, viste le implicazioni della sentenza del tribunale di Macerata, l’Asur è forse obbligata al ricorso in appello, per evitare un precedente che potrebbe crearle non poche difficoltà.