di Andrea Scoppa Tremo ma non temo, già l’ideazione di questa espressione meritava l’intervista a Roberto Ripani. Uno slogan che rappresenta al meglio lo spirito messo in atto per contrastare un morbo tra i più ostili, il Parkinson. Sposato, padre di tre figli, maceratese divenuto pollentino dopo le nozze, impiegato in un’azienda di Mogliano, il 49enne Ripani ha scoperto la malattia da un paio di anni e da qualche mese è diventato esempio virtuoso di come si può sfidarla. In un modo divertente ma assai faticoso, addirittura da triatleta. Questa la sua storia. Ripani, come ha...

di Andrea Scoppa

Tremo ma non temo, già l’ideazione di questa espressione meritava l’intervista a Roberto Ripani. Uno slogan che rappresenta al meglio lo spirito messo in atto per contrastare un morbo tra i più ostili, il Parkinson. Sposato, padre di tre figli, maceratese divenuto pollentino dopo le nozze, impiegato in un’azienda di Mogliano, il 49enne Ripani ha scoperto la malattia da un paio di anni e da qualche mese è diventato esempio virtuoso di come si può sfidarla. In un modo divertente ma assai faticoso, addirittura da triatleta. Questa la sua storia.

Ripani, come ha scoperto di avere il Parkinson?

"Nel 2017 si sono manifestati i primi sintomi, mi tremava la mano sinistra, però si cerca di non pensare al peggio e non gli ho dato peso. Poi ho fatto i primi controlli e il DaTscan della visita neurologica, ormai nel 2018, ha certificato il tutto".

Com’è la sua situazione?

"Nel mio caso l’entità è media, con tremori sul lato sinistro e d’altronde è tipico del Parkinson che sia colpito un lato del corpo".

In questi mesi di Covid ha avuto più difficoltà nel fare esami o seguire le cure?

"Io fortunatamente no, perché al momento devo fare due visite all’anno a Torrette".

Teme che il virus possa essere più pericoloso su di lei avendo questa patologia?

"Non ci sono prove scientifiche, ma sembra che anzi il Covid colpisca meno chi ha il Parkinson".

Oltre al tremore, quali disagi le ha arrecato la malattia?

"A parte l’imbarazzo, è chiaro che i movimenti sono più limitati. Il Parkinson è una malattia neurodegenerativa, progredisce e purtroppo ad oggi non c’è una cura. Esistono dei medicinali che stimolano il corretto funzionamento del cervello producendo la dopamina e si consiglia di fare molto sport. Così ho fatto avvicinandomi al triathlon".

Nemmeno uno sport facile, disciplina che mette insieme nuoto, bicicletta e corsa. Come le è venuto in mente?

"Già prima ero un amante della bicicletta, poi l’anno scorso mio figlio è stato invitato dal suo istruttore del Centro Nuoto Macerata Franco Pallocchini a cimentarsi nel triathlon. Lo accompagnai e mi piacque quel mondo".

E quante gare ha fatto?

"Causa lockdown ho dovuto aspettare settembre e da allora quattro manifestazioni sotto le insegne del Centro Nuoto Macerata che ringrazio per avermi permesso di allenare nel rispetto dei protocolli. L’ultima qui vicino, a Recanati, sulla distanza olimpica".

Suo figlio al momento ha smesso, sono invece più di 200 gli iscritti al gruppo che ha voluto creare su Facebook, nominato T.&N.T. (appunto "Tremo e non temo"). Perché questa iniziativa?

"Lo scorso luglio ho creato questo gruppo perché se uno si abbatte è peggio, lo spirito positivo invece di suo funge già da medicinale. Diciamo che ho voluto trasformare la sfiga in sfida creando uno spazio dove veicolare messaggi positivi e di incoraggiamento. Il nome mi è venuto poco prima di addormentarmi e inoltre l’acronimo richiamava la famosa canzone dei AcDc".