La crisi fa tremare la pelletteria. Aziende in calo del 23%: "Misure urgenti per la moda"

Appello al governo della presidente della sezione di Cna Macerata: "Il ricorso alla cassa integrazione è cresciuto perché le grandi firme sono in difficoltà. Bisogna cercare anche altri committenti".

La crisi fa tremare la pelletteria. Aziende in calo del 23%: "Misure urgenti per la moda"

La crisi fa tremare la pelletteria. Aziende in calo del 23%: "Misure urgenti per la moda"

Dal 2019 al 2024, nelle Marche il numero di imprese attive nel comparto tessile, abbigliamento e calzature è diminuito del 24,1%, passando da 5.863 a 4.451 aziende, 1.412 in meno. Un calo che riguarda tutte le province: Ancona registra una diminuzione del 31,7%, Ascoli Piceno del 29,1%, Pesaro e Urbino del 24,1%, Macerata del 23,6%, e Fermo del 20,9%. Una crisi conclamata, confermata anche dal fatto che a marzo di quest’anno, a livello nazionale, la produzione nel settore del made in Italy è calata del 9,3% rispetto al 2023, ma anche da una recente indagine di Cna Federmoda.

La Confederazione lancia un vero e proprio allarme. "Su quasi 600 imprese del settore in Italia – evidenzia in una nota la Cna di Macerata – il 50,2% delle aziende prevede nel 2024 una contrazione del fatturato, con una su cinque che prevede una riduzione superiore al 20%. Il settore più colpito è quello della pelletteria, con il 62% delle imprese che segnalano un calo dei ricavi. Anche il settore tessile e quello dell’abbigliamento sono in difficoltà, rispettivamente con il 54,1% e il 35,4% delle imprese che prevedono introiti in calo. I problemi maggiori riguardano l’alto costo del lavoro (55,4%), il calo degli ordinativi (54,9%), l’aumento dei costi delle materie prime (52,1%) e i costi energetici (46,9%). Il ricorso alla cassa integrazione è cresciuto dal 15,5% nel 2023 al 25,6% nel 2024". "Il problema di molte imprese artigiane del comparto pellettiero e calzaturiero – sottolinea Giuliana Bernardoni, presidente dei pellettieri Cna Macerata - è quello di avere adempimenti amministrativi e fiscali uguali a quelli della grande industria, magari con qualche agevolazione in meno. In questo momento le grandi firme della moda ci consigliano di mettere in cassa integrazione i dipendenti perché hanno un calo delle vendite. Noi piccoli produttori per anni siamo stati condizionati da questi big sui modelli da produrre e sui quantitativi, con prezzi imposti. Abbiamo assistito, senza poter far nulla, ad una svalutazione del nostro lavoro, del nostro saper fare e delle nostre capacità creative. Siamo stati noi, per primi, a fare i sacrifici più grandi, senza alcuna riconoscenza e gratificazione da parte loro".

Uno spiraglio, però, c’è. "Posso dire che cercando altri committenti – spiega l’imprenditrice – magari con nomi meno eclatanti, spesso stranieri, ho trovato imprenditori che apprezzano appieno i nostri manufatti, riconoscendoci anche una maggiore marginalità. L’auspicio è che in futuro anche le grandi firme valorizzino come meritano le nostre produzioni di qualità". Per le imprese in difficoltà Cna ha proposto al governo misure di supporto, tra cui la sospensione dei versamenti contributivi ed erariali per 12 mesi, la Cassa integrazione guadagni in deroga per sei settimane e il rifinanziamento degli Enti bilaterali.

Franco Veroli