Crisi del lavoro
Crisi del lavoro

Macerata, 22 ottobre 2018 - Diecimila posti di lavoro dipendente cancellati, più di duemila imprese perse. Bastano questi due dati per capire l’impatto della crisi nel periodo 2008-2017. «Gli anni più duri sono alle spalle, ma alcuni trend positivi fanno fatica a consolidarsi, e la provincia fatica ad agganciare la ripresa presente in altre aree del Paese», sottolinea Silvia Spinaci (nella foto), responsabile Cisl di Macerata.

Cosa dicono i dati sull’occupazione?

«Nel 2017 il numero degli occupati è aumentato rispetto al 2016, ma resta al di sotto del valore del 2008 di circa tremila unità. In controtendenza rispetto al resto della regione, il parziale recupero è trainato dal lavoro autonomo che, attraverso la crisi, è cresciuto del 18%, mentre nel lavoro dipendente si sono persi quasi 10mila posti di lavoro in dieci anni. Nel Maceratese la crisi ha anche comportato una significativa emersione dall’inattività (dal 2008 al 2017 il numero di coloro che non lavorano e non cercano lavoro si è ridotto di 4mila unità). Sono i «lavoratori addizionali», soprattutto giovani e donne, che hanno iniziato a cercare un lavoro per compensare il calo del potere d’acquisto familiare. Lavoratori che il mercato non è stato in grado di assorbire».

Quante sono le persone senza lavoro?

«I dati sulla disoccupazione, sebbene mostrino anch’essi nel 2017 una tendenza al miglioramento, continuano a registrare indicatori doppi rispetto al periodo pre-crisi. Oggi abbiamo oltre cinquemila disoccupati in più. Nel 2008 in provincia c’erano seimila disoccupati, nel 2017 se ne contano 11.500. Analogamente il tasso di disoccupazione nel 2008 era del 4,3%, nel 2017, oggi è all’8%; quello di disoccupazione giovanile era al 7,7%, ora è al 15,4%. In questo contesto restano sacche di vulnerabilità che i primi segnali di ripresa non sono riusciti a colmare e che potrebbero allargarsi per gli effetti del terremoto».

Cosa si può fare?

«Questo territorio ha bisogno di politiche e strategie nuove, di interventi forti per lo sviluppo integrato locale. In tal senso i fondi europei, specie quelli aggiuntivi per l’area del sisma, devono essere impiegati in modo strategico per interventi sistemici e non distribuiti a pioggia. Al contempo, servono vere politiche attive per il lavoro che accompagnino le persone che lo hanno perso o lo stanno cercando. Su questi aspetti la Regione può e deve fare di più».