Macerata, 4 ottobre 2018 - Chiesti risarcimenti dai 20mila ai 750mila euro da ciascun avvocato delle vittime di Luca Traini. Ma se la corte d’assise ha fissato provvisionali fino a 10mila euro, è probabile che i sei feriti dagli spari, e le altre sette parti civili, non vedranno neanche un euro. Il 29enne autore del raid razzista (video) del 3 febbraio non avrebbe infatti la possibilità economica per risarcirli. Appena emessa la sentenza di primo grado (video), ieri, fuori dall’aula di tribunale di Macerata, c’era perplessità tra i ragazzi colpiti, oltre allo smarrimento e a una paura che non vuole passare. «Traini chiede scusa? Ma, se fossi rimasto ucciso, ora a chi chiederebbe scusa? Soltanto a un morto – sottolinea Kofi Wilson, ferito a una spalla –. Non ci credo che gli dispiace veramente, inutile chiedere scusa dopo avermi sparato. Penso che tutto sommato 12 anni sia una giusta pena, anche se avrebbero potuto dargli di più. Il dolore che ho provato forse se ne andrà, oggi mi sento come liberato, va già meglio». 

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«Non è facile – aggiunge – vivere in un Paese dove ti sparano addosso, sono ancora molto spaventato, ma amo l’Italia e vorrei trovarmi un lavoro qui, lo sto cercando. Certamente qualcuno è razzista in Italia, ma di sicuro non tutti, e penso ad esempio al periodo in ospedale e a quanti si sono presi cura di me. Su quanto accaduto a Pamela – precisa Wilson –, posso dire che ogni volta che penso a quella ragazza sto male, ma sono i giudici e la polizia che devono decidere cosa fare, non certo Traini». «Traini ha preso la pistola e ha iniziato a sparare a diverse persone in giro, dodici anni è troppo poco – commentano Diaby Makan e Mahmadou Toure, quest’ultimo il ferito più grave che, colpito in via dei Velini, aveva rischiato di morire –, prima ci spara addosso e poi ci chiede scusa, non è accettabile». 

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Per Paolo Cognini, avvocato che assiste Wilson, Festus Omagbon e Omar Fadera, le scuse di Traini non sono sincere ma «strumentali, c’è stata la massima autodeterminazione nel mettere in esecuzione ciò che deriva dall’impianto culturale ideologico razzista e neofascista, che come si è visto produce effetti devastanti». 

«La pena è irrisoria rispetto al caso in questione – sottolinea Raffaele Delle Fave, avvocato di Jennifer Otioto, unica donna colpita nel raid –, specialmente se consideriamo il meccanismo della legge in Italia, che permette la liberazione anticipata, 90 giorni ogni 6 mesi, la semidetenzione e via dicendo. In altre parole altro che 12 anni di galera, Traini rischiamo di vederlo a spasso tra qualche anno, e il rischio è anche che passi un messaggio per cui qualche emulo possa andare a sparare in giro sapendo che tanto dopo qualche anno sarà libero».

L’avvocato Gianfranco Borgani, che assiste Toure e Makan, aveva chiesto invece di «lasciare nella pena una possibilità per Traini di ravvedersi, una pena equilibrata che gli consenta un giorno di uscire ma anche di capire nel frattempo quello che ha fatto. Credo che una prima, vera punizione sia rendersi conto della gravità del suo gesto». Molte le parti civili che hanno preso parte al processo: i feriti c’erano tutti, ieri mattina, tranne la nigeriana Otiotio, che ha paura al pensiero di rivedere Traini. Presente anche Innocent Ayemere (assistito dall’avvocato Matteo Totta) che quella mattina del 3 febbraio era stato sfiorato all’orecchio da un proiettile.