Il marchese Gianfranco Luzi, 81 anni
Il marchese Gianfranco Luzi, 81 anni

Treia (Macerata), 15 settembre 2018 - «Ho il cuore a destra, ma per avere il portafogli a sinistra avrei dovuto guadagnare molto di più». Il marchese Gianfranco Luzi, 81 anni e residente a Villa Votalarca a Treia, è stato spesso tacciato di essere uomo di estrema destra ma di avere il «portafogli a sinistra». Questo perché diverse abitazioni di sua proprietà sono affittate al Gus di Macerata che a sua volta le utilizza per dare alloggio ai migranti. Non è tutto: di recente, assieme ad alcuni amici, ha deciso di aiutare Luca Traini, l’autore della sparatoria contro gli immigrati avvenuta lo scorso febbraio, donando alla famiglia del denaro. Una vera e propria contraddizione dunque, di cui però Luzi parla con tutta franchezza, spiegando le sue ragioni.

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Marchese Luzi, lei è da sempre uomo di destra, ma ospita centinaia di migranti nelle sue proprietà. Perché?

«Conosco Paolo Bernabucci, direttore del Gus, da almeno 8 anni. Con l’Imu da pagare e le residenze più o meno libere, pensai a lui per affittarle. Al momento ne ospito pochi, poco più di 50. C’è stato un momento che ne ho avuti anche 140. Sono 25 appartamenti e in tutto guadagno 5.500 euro al mese».

Cosa risponde a chi le dice che ha il cuore a destra e il portafogli a sinistra?

«Per avere il portafogli a sinistra avrei dovuto guadagnare di più. Quello che ricavo non mi basta nemmeno per rimettere a posto gli appartamenti quando i migranti se ne vanno. Vi immaginate come li riducono? Ammiro Bernabucci, dà veramente asilo a tante persone. Poi quel che fanno quando termina il loro iter di richiesta d’asilo non è colpa sua. Semmai delle leggi fatte malissimo».

Lei crede si debba chiudere loro le porte?

«No, solo ai delinquenti. Servirebbe più controllo ma questo è colpa dell’Europa, che si crede chissà chi, che pensa alla lunghezza dei cetrioli e non a come riportare indietro queste persone quando delinquono. Molti sono ragazzi per bene, volenterosi, cercano di imparare l’italiano e di socializzare. Di contro ce n’è un’infinità che non gliene importa proprio niente. Fra quelli che ospito i peggiori sono i nigeriani, menefreghisti e strafottenti. Uno di questi era Oseghale ed è successo il peggiore degli omicidi e subito dopo la sparatoria di Luca Traini».

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A proposito di Traini. Lei ha avuto un gesto di solidarietà nei suoi confronti. È strano?

«Lo avevo conosciuto ad una cena a San Severino in ricordo di un camerata. Lui me ne disse di tutti i colori perché ospitavo i migranti. Dopo il brutale omicidio di Pamela ha perso la testa come sarebbe potuto succedere a chiunque. Così con altri amici abbiamo donato una somma, niente di esagerato, alla famiglia».

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Come è nato questo suo attaccamento alla destra?

«Sono nato di estrema destra. Mio padre lo era ed è morto cercando me e la mia famiglia dopo la Repubblica Sociale. Noi eravamo a Pesaro, ma non ha fatto in tempo a trovarci, lo hanno ucciso i partigiani. Appena ho avuto uso della ragione sono sempre stato di destra, prima col movimento sociale poi con ordine nuovo».

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Ma è vero che quando lei non ci sarà più, vorrà essere salutato col saluto romano?

«Sicuro. Voglio essere sepolto con la camicia nera e salutato col saluto romano».