PAOLA PAGNANELLI
Cronaca

La morte della famiglia Canullo: respinto il reclamo del nipote, arriva l’archiviazione definitiva

Trovati dopo mesi nella villetta: nessun colpevole per la fine di Eros, Alessandro e Angela Maria Moretti. Un parente aveva impugnato l’ordinanza, chiedendo altre indagini. Ma per il giudice la richiesta è inammissibile

La polizia nella villa di Borgo Santa Croce nel settembre del 2021 (Calavita)

La polizia nella villa di Borgo Santa Croce nel settembre del 2021 (Calavita)

Macerata, 20 febbraio 2024 – Archiviazione definitiva, per l’inchiesta sulla morte della famiglia Canullo. Il giudice Domenico Potetti ha infatti dichiarato inammissibile il reclamo presentato da un nipote, chiudendo così in modo definitivo la vicenda, almeno dal punto di vista penale. Eros Canullo, 80 anni, la moglie Angela Maria Moretti, 76, e il figlio Alessandro, 54, conosciuti e stimati in città, negli ultimi anni avevano iniziato a condurre una vita sempre più ritirata, rifiutando aiuti esterni se non quando inevitabile.

Alessandro, dopo un incidente subito da giovane, era invalido, e quando Angela, in seguito a un ictus, era rimasta bloccata a letto, il peso di tutta la gestione familiare era ricaduto sull’anziano padre. Il 29 giugno 2021, mentre era in bagno, Eros Canullo ebbe un malore. Il figlio provò a chiamare il 112, ma le sue parole furono fraintese, e i soccorsi non arrivarono mai. Di loro non si seppe nulla per mesi fino a quando, allertati da una sorella di Angela a Milano, il 6 settembre 2021 gli agenti della polizia andarono a controllare la villa di borgo Santa Croce. In casa trovarono tutti e tre senza vita, il padre in bagno, la madre a letto e il figlio accanto a lei. Le indagini della Squadra mobile avevano portato ad accusare chi si era occupato di quella richiesta di aiuto: l’operatore del 118, il medico inviato sul posto con l’ambulanza e il capo pattuglia della Volante.

Tutti e tre però hanno dimostrato che, per una serie di fatalità, non avevano avuto colpe quel pomeriggio, avendo cercato in ogni modo di capire dove fossero le persone da soccorrere, senza riuscire a trovarle. Così il fascicolo era stato archiviato.

Un nipote di Eros, assistito dall’avvocato Maurizio Gabrielli ha però impugnato l’ordinanza di archiviazione, chiedendo ulteriori indagini e contestando la forma dell’atto, l’ordinanza invece del decreto. Il reclamo è stato così esaminato la settimana scorsa dal giudice Domenico Potetti, che però ha accolto le tesi degli avvocati difensori Giampaolo Cicconi, Giorgio Di Tomassi, Paolo Rossi e Gabriele Cofanelli.

Il giudice ha infatti ritenuto corretta la forma dell’atto, l’ordinanza, e ha ritenuto che non ci fosse la possibilità di riesaminare in quella sede il merito della vicenda. Dunque, il reclamo è stato respinto, e con questo ultimo provvedimento, dal punto di vista penale, non restano altre strade percorribili.

L’avvocato Gabrielli aveva annunciato altre possibili iniziative, per far emergere tutte le responsabilità in merito a questa tragica vicenda. E da Milano anche Carla Moretti, sorella di Angela Maria, aveva lanciato un appello perché un fatto così grave non fosse dimenticato. Ora bisognerà vedere quali valutazioni vorranno fare i parenti.