Il presidente dell'Ordine Filippo Anelli
Il presidente dell'Ordine Filippo Anelli
Macerata, 17 novembre 2021 - "Il collega ha agito correttamente". Commenta così l’epidemiologo Donato Greco, componente del Comitato tecnico scientifico, la decisione di Amedeo Giorgetti, medico di famiglia di Recanati (Macerata), che ha deciso di ricusare i pazienti no vax dopo averli guariti. L’iniziativa di Giorgetti continua a fare discutere. Il medico, come riferito ieri, ha apposto un cartello nel suo studio: «Caro paziente, il Covid ha devastato la vita umana e professionale. Fino a oggi, il vaccino è l’unica arma per non ammalarsi. Se ha qualche dubbio o timore, sono a disposizione. Se invece crede che il vaccino sia una pericolosa arma in mano alle multinazionali del farmaco con la connivenza di noi medici di famiglia, è pregato di cambiare ambulatorio perché non tollero queste accuse stupide e offensive». Tra i casi citati dal medico, «un paziente 55enne obeso, iperteso e diabetico, col quale da sei mesi sto discutendo per cercare di convincerlo a...

Macerata, 17 novembre 2021 - "Il collega ha agito correttamente". Commenta così l’epidemiologo Donato Greco, componente del Comitato tecnico scientifico, la decisione di Amedeo Giorgetti, medico di famiglia di Recanati (Macerata), che ha deciso di ricusare i pazienti no vax dopo averli guariti. L’iniziativa di Giorgetti continua a fare discutere. Il medico, come riferito ieri, ha apposto un cartello nel suo studio: «Caro paziente, il Covid ha devastato la vita umana e professionale. Fino a oggi, il vaccino è l’unica arma per non ammalarsi. Se ha qualche dubbio o timore, sono a disposizione. Se invece crede che il vaccino sia una pericolosa arma in mano alle multinazionali del farmaco con la connivenza di noi medici di famiglia, è pregato di cambiare ambulatorio perché non tollero queste accuse stupide e offensive». Tra i casi citati dal medico, «un paziente 55enne obeso, iperteso e diabetico, col quale da sei mesi sto discutendo per cercare di convincerlo a fare il vaccino e lui: ‘No, per carità, chissà che mi mettete dentrò. È risultato positivo al tampone». Giorgetti ha inviato l’equipe medica dell’Usca che lo ha seguito per le cure domiciliari. «Gli ho detto che una volta guarito avrebbe dovuto cambiare medico – prosegue –. Così ha fatto, per fortuna sua e mia». Sulla vicenda abbiamo intervistato Filippo Anelli, presidente dell’Ordine nazionale dei medici.

Il focus No vax e Covid, il medico: "Vi curo, ma poi cambiate ambulatorio"

"Capisco l’esasperazione, la viviamo tutti quanti, quando viene meno il rapporto di fiducia con il paziente. C’è preoccupazione di fronte all’ennesima ondata della pandemia". Così Filippo Anelli, presidente della Federazione medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo).

Dottore, come si spiega il caso di Recanati?

"I colleghi vedono con estremo disagio un ritorno di fiamma dei reparti Covid, dispiace vedere che ci sono persone che non seguono i consigli, si espongono ai rischi infettivi e possono diffondere a loro volta il virus".

Un paziente potrebbe proteggersi e non lo fa. Basta questo per spingere il medico a scaricare il suo assistito?

"C’è dietro un atteggiamento di grande preoccupazione, che talvolta può sfociare nella delusione. Verrebbe da dire: che senso ha continuare a essere seguiti dal mio ambulatorio? Resta il fatto che tutti quanti noi abbiamo giurato di adempiere ai doveri".

Giuramento di Ippocrate, tutelare il malato. Quel cartello affisso in ambulatorio allora va rimosso?

"La deontologia impone di non fare distinzioni, niente discriminazioni, chiunque si affida al medico deve essere rispettato anche per le sue posizioni, anche se difficili da condividere, questo non significa mettersi nella condizione di rifiutare le cure a una qualsiasi persona. Ma si giustifica, la ricusazione, se nel rapporto col paziente salta il rapporto di fiducia, finisce l’intesa".

Chi stabilisce quale comportamento è eticamente corretto?

"L’ordine ha una sua commissione, il giudizio dipende dal caso, occorre valutare volta per volta senza generalizzare".

Quindi nessuna censura a priori per quel medico, ma se tutti i medici si mettessero a ricusare gli assistiti che esitano a fare il vaccino, questi dove andranno a farsi visitare?

"L’episodio di cui stiamo parlando ritengo sia inquadrabile come una provocazione. Sembra paradossale che una persona, potendo fare prevenzione in maniera sicura, finisce per tirarsi indietro. All’estero ci sono realtà tipo Singapore dove hanno proposto di far pagare le cure a tutti quelli che non si vaccinano".

Quel paziente ricusato ha già cambiato medico. In teoria potrebbe fare ricorso?

"Se si considera danneggiato potrebbe segnalare l’accaduto all’ordine dei medici, e la commissione dovrà valutare".

In passato avete mai registrato situazioni simili?

"Casi del genere accadono molto raramente, non fanno testo".

Vediamo l’altra faccia della medaglia, alludo ai sostenitori dei vaccini accusati in modo dispregiativo di fare il gioco delle case farmaceutiche. Come giudicate certi attacchi al veleno rivolti ai medici?

"Le provocazioni nei confronti dei medici, da parte dei pazienti, sono tante, ne capitano di tutti i colori. Questo può causare talvolta un senso di rabbia nel cuore di chi avrebbe potuto fare qualcosa (il medico appunto, con le vaccinazioni). Immagini cosa succede in oncologia, o in pediatria, quando vedi tanta sofferenza. Auspichiamo senso di responsabilità e comportamenti coerenti da parte di tutti".

Le ricusazioni sono un diritto concesso sia al medico sia al paziente...

"Un diritto sacrosanto. Le ricusazioni da parte del medico sono rare. Per quanto riguarda gli assistiti, più dell’80 per cento mantiene nel tempo il proprio medico. Sappiamo da uno studio uscito sul British Medical Journal che questo rapporto tra medico e cittadino migliora gli indicatori di salute. Detto in una battuta: chi segue i consigli del medico campa più a lungo".