Il suo post sui social, dove annunciava di aver contratto il Covid, ha avuto una grande eco e grande, o meglio lunga, è poi diventata l’attesa per negativizzarsi, quasi 40 giorni. Parliamo di Luca Coacci, in arte Kovac, 34enne di Porto Recanati, vocalist e dal 2016 direttore artistico del Super G di Courmayeur. Perché ha...

Il suo post sui social, dove annunciava di aver contratto il Covid, ha avuto una grande eco e grande, o meglio lunga, è poi diventata l’attesa per negativizzarsi, quasi 40 giorni. Parliamo di Luca Coacci, in arte Kovac, 34enne di Porto Recanati, vocalist e dal 2016 direttore artistico del Super G di Courmayeur.

Perché ha voluto rendere pubblica la sua storia?

"Perché non credo bisogna nascondere di essere contagiati, non parliamo della peste o dell’Hiv. Credo anzi che parlandone si possono mandare messaggi di prevenzione e di attenzione ai giovani".

Come ha vissuto il periodo in isolamento?

"Purtroppo in questa stagione non ho potuto lavorare a Courmayeur e quindi sono rimasto qui. Ho prestato grande attenzione vivendo con i miei e avendo un bel rapporto con i nonni. Facevo solo spesa e al massimo prendevo un caffè al bar, forse ho preso così il Covid. Ho avuto i brividi, un po’ di febbre ma soprattutto tremendi dolori alla schiena che non mi facevano dormire. Anche i miei l’hanno avuto dopo e fortunatamente ne sono usciti senza problemi".

Non si negativizzava mai.

"Dopo 21 giorni e non avendo più i sintomi potevo uscire di casa, ma ho preferito aspettare. Finalmente dopo altri 10 giorni ecco il tampone negativo".

Da figura della movida, come guarda all’estate?

"In questi mesi i locali al chiuso non potevano riaprire, era logico, il vero problema sono stati i mancati ristori. Paghiamo il fatto che, come categoria, siamo stati poco uniti o poco rappresentati. Accetterei meglio un ultimo periodo di sacrifici piuttosto che continui apri e chiudi. Spero che la vaccinazione ci faccia vivere liberamente l’estate".

Andrea Scoppa