di Franco Veroli Tredici nuovi infermieri. Tanti sono quelli che si sono laureati ieri nel Polo di Macerata del corso di laurea in Infermieristica della facoltà di medicina e chirurgia dell’Università Politecnica delle Marche. Una soddisfazione per gli interessati, ma anche preziose professionalità, visto che – come per i medici – tanti sono i vuoti da riempire nel nostro sistema sanitario. Tutti hanno già ricevuto diverse offerte di lavoro e sono pronti a scendere subito in campo. "Che significa laurearsi al tempo del Covid? Da...

di Franco Veroli

Tredici nuovi infermieri. Tanti sono quelli che si sono laureati ieri nel Polo di Macerata del corso di laurea in Infermieristica della facoltà di medicina e chirurgia dell’Università Politecnica delle Marche. Una soddisfazione per gli interessati, ma anche preziose professionalità, visto che – come per i medici – tanti sono i vuoti da riempire nel nostro sistema sanitario. Tutti hanno già ricevuto diverse offerte di lavoro e sono pronti a scendere subito in campo.

"Che significa laurearsi al tempo del Covid? Da una parte c’è una forte consapevolezza del proprio ruolo, dall’altra, con riferimento alla laurea, la gioia per il traguardo raggiunto si mescola con l’amarezza per non averlo potuto condividere, visto che la discussione della tesi è stata on line", afferma Agnese Verolo. "Un tempo avevo intenzione di fare l’ostetrica. Poi, però, sono entrata a Infermieristica. All’inizio avevo qualche esitazione, ma quando ho iniziato il tirocinio mi è scattata dentro una scintilla. Ora non cambierei questo lavoro per nulla al mondo. Per cominciare andrò a lavorare in una Rsa". "La spinta verso questa professione – afferma Ilaria Cannarile, che dalla Puglia è venuta a studiare nelle Marche, dove ha deciso di restare – è legata a un momento della mia vita in cui mi sono trovata ad aiutare qualcuno. Ho sentito subito che questo era quello che volevo, quando aiuto gli altri mi sento bene. Il Covid? Non mi spaventa. Anzi, mi incita a fare ancora di più e meglio. Il lavoro? Ho già firmato un contratto a tempo indeterminato per lavorare in una clinica. Sono felice". "Ho scelto questo corso di laurea in quanto mi ero già indirizzato con gli studi superiori, avendo frequentato l’indirizzo biologico sanitario all’Itas", dice Yuran Somauroo, dal 2004 a Macerata, dove è arrivato da Catania con la famiglia, originaria delle Isole Mauritius. "Per quanto sia difficile l’attuale momento, questo lavoro è umanamente molto appagante. Ho fatto una tesi sull’immigrazione, di cui ora si parla meno di qualche tempo fa, ma resta un’emergenza. Mi sono chiesto quale possa essere il ruolo dell’infermiere rispetto a questa realtà. Ho già avuto offerte di lavoro da San Severino, Castelraimondo e altri luoghi". "Nonostante la discussione sia avvenuta on line non è mancata l’emozione", dice Sara Marasco. "Fare l’infermiera – prosegue – è la mia aspirazione da quando avevo dieci anni. Ero stata in ospedale per operarmi di appendicite. All’uscita dissi a mio padre che volevo fare l’infermiera. Sono già stata contattata da diverse strutture e ho accettato la proposta di una di queste che mi ha offerto la possibilità di fare un’esperienza di sei mesi in Veneto per poi tornare qui".