Montecassiano (Macerata), 26 gennaio 2021 - I familiari di Rosina convocati in ospedale per essere pesati. Ieri mattina, Enrico e Arianna Orazi ed Enea Simonetti, rispettivamente marito, figlia e nipote della 78enne uccisa il pomeriggio della vigilia di Natale, sono stati convocati dai carabinieri in ospedale, per una misurazione esatta del peso. Gli inquirenti non hanno voluto chiarire lo scopo di questo dato fisico ma, a quanto sembra, il peso dei tre – indagati per l’omicidio dell’anziana – sarebbe un altro elemento utile a ricostruire cosa sia accaduto quel pomeriggio.

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Rosina, in base a quanto emerso dall’autopsia, è morta soffocata e aveva anche 14 costole e una clavicola fratturate: forse a questi dati si lega l’analisi sul peso dei corpi dei tre familiari. L’ipotesi dell’accusa è che qualcuno possa avere in qualche modo schiacciato la 78enne, stringendole il collo e togliendole l’aria con la compressione dei polmoni. Per il momento, il procuratore capo, Giovanni Giorgio, non ha voluto dare indicazioni più precise in merito alla ricostruzione fatta di quanto sarebbe avvenuto nella villetta di via Pertini, a Montecassiano. Ma le indagini sono alle battute conclusive.

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L’accertamento con il Ris di Roma, incaricato di analizzare il materiale trovato sotto le unghie e sul viso dell’anziana, sui calzini usati per chiudere la bocca a Arianna ed Enrico Orazi, sui cavi degli aspirapolvere usati per legarli, è slittato dal 5 all’8 febbraio. Ma non è detto che arrivino i risultati di cui la Procura ha bisogno. Fin dalla sera del 24, i carabinieri del reparto operativo chiamati a indagare sulla rapina descritta dai familiari dell’anziana hanno preso un’altra direzione, non trovando riscontri alla versione di Arianna ed Enrico Orazi, e rilevando numerose incongruenze: su orari, spostamenti e dettagli forniti dai due in merito all’arrivo del malvivente in casa. Incongruenze divenute ancora più significative quando si è scoperto che Rosina era andata in un centro antiviolenza, e quando sono stati ascoltati numerosi testimoni, tutti concordi nel dire che la vita della 78enne era molto peggiorata da quando figlia e nipote si erano trasferiti nella villetta.

 

L’avvocato Andrea Netti, che assiste i familiari, assicura che le lamentele dell’anziana erano infondate. Quanto ai cellulari resettati il 30 dicembre, due giorni prima del sequestro, spiega che avevano avuto problemi di funzionamento, per risolvere i quali si era tentata la via del resettaggio. In ogni caso, la conclusione di tali accertamenti dovrebbe ormai essere prossima.