Pamela Mastropietro, una foto tratta dal profilo Facebook e diffusa dall'Ansa
Pamela Mastropietro, una foto tratta dal profilo Facebook e diffusa dall'Ansa

Macerata, 22 novembre 2019 - Sono state depositate le motivazioni della sentenza con cui, il 29 maggio, è stato condannato all'ergastolo Innocent Oseghale, per aver violentato, ucciso e fatto a pezzi la 18enne romana Pamela Mastropietro. Nelle 57 pagine di motivazione, il presidente della corte d'assise Roberto Evangelisti chiarisce quali elementi abbiano spinto i giudici a ritenere provato anche il reato di violenza sessuale, riporta le testimonianze attendibili e le dichiarazioni poco credibili, tra cui quelle dell'imputato. Ora i difensori Simone Matraxia e Umberto Gramenzi hanno 45 giorni per presentare il ricorso in appello.

"Non esiste nessun ragionevole dubbio: le conclusioni cui pervenivano i consulenti delle accuse pubblica e privata, cementate dalla condotta dell'imputato, ispirata da finalità probatoriamente inquinanti, sono suffragate dai risultati delle indagini tossicologiche e sui resti cadaverici. Esclusa ragionevolmente la morte per overdose, questa deve essere ascritta alla due coltellate vibrate dall'imputato allorché Pamela era ancora in vita". E' quanto sottolinea la Corte di Assise.

In un altro passaggio, la Corte sostiene che Oseghale ha poi lavato i resti della ragazza con la varechina per inquinare "la prova omicidiaria".  "Ritiene questa Corte sottolineare, con particolare enfasi, la condotta di Oseghale" che "dopo aver accoltellato la ragazza ancora in vita, provvedeva non soltanto al depezzamento e alla dissezione del corpo, ma attendeva all'accurato lavaggio di tutti i resti con la varichina- sottolinea la Corte di Assise di Macerata in un passaggio delle motivazioni della sentenza - attività funzionale ad un inquinamento della prova omicidiaria e che non può certo trovare giustificazione nel fatto che l'imputato si sentisse, per così dire, infastidito dall'odore proveniente dai resti dopo aver brutalmente sezionato il cadavere con chirurgica precisione".

"Non si ravvisano - osserva la Corte - elementi di segno positivo adeguatamente valorizzabili al fine di concedere le attenuanti generiche laddove si tenga presente che l'imputato vive costantemente con il profitto di attività illecita quale lo spaccio di stupefacente e che dimostrava capacità criminale elevatissima che connota l'omicidio di inaudita gravità, abbinata a totale e disumana insensibilità, evidenziata dalla conduzione dell'attività di smembramento del cadavere, lucidamente protratta per ore".

"Del resto, di fronte alla giovane età della vittima, alla gratuità della violenza esercitata nei suoi confronti, al successivo e bestiale scempio del cadavere, nessun rilievo può assumere il comportamento processuale tenuto dai difensori", sottolinea la Corte di Assise nelle motivazioni dell'ergastolo.

E ancora: "La tesi dell'accusa è suffragata inoltre dalle plurime versioni rese da Oseghale circa lo svolgimento dei fatti, contraddittorie e di volta in volta adattate alle esigenze difensive e agli sviluppi investigativi, denotanti le inquietanti capacità mimetiche e simulatrici dell'imputato".

Su Oseghale la Corte di Assise ha sottolineato che "nessun riscontro oggettivo emergeva dall'istruttoria dibattimentale in ordine alla affiliazione dell'imputato ad organizzazioni criminali". 

Il legale di Oseghale: "Dubbi irrisolti, proporremo appello"

"Proporremo appello, i dubbi enormi emersi nel corso del dibattimento non sono superati. Auspichiamo che la Corte di Assise di Appello di Ancona abbia il coraggio di andare in fondo per risolvere questi dubbi". E' quanto afferma all'Adnkronos l'avvocato Simone Matraxia, legale insieme ad Umberto Gramenzi di Oseghale,  commentando le motivazioni della sentenza della Corte di Appello di Macerata.

"Oseghale viene dipinto come una sorta di medico legale e ciò mi pare un dato che cozza con la personalità dell'imputato che ha un grado di istruzione minimo", osserva Matraxia dopo che la Corte ha spiegato che Oseghale ha agito per fare a pezzi Pamela in maniera 'esperta'. "Unica consolazione - aggiunge l'avvocato - è che viene ritenuto inattendibile Marino (il teste- collaboratore di giustizia ndr), la cui inattendibilità era emersa in maniera evidente nel corso del processo".