Pamela Mastropietro
Pamela Mastropietro

Macerata, 20 febbraio 2018 - E' stato individuato e sentito dai carabinieri il tassista che, la serata del 29 gennaio, avrebbe incontrato Pamela Mastropietro, arrivata alla stazione dopo la fuga dalla comunità di recupero Pars di Corridonia. «Ma le sue dichiarazioni – sottolinea il procuratore capo Giovanni Giorgio – sono protette dal segreto investigativo e non possono in alcun modo essere divulgate». Le indagini hanno però ricosturito anche questo tassello.

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L’uomo avrebbe passato con lei qualche ora, prima che la ragazza, la mattina seguente, tornasse alla stazione per trovare gli stupefacenti. «Entro la prossima settimana – prosegue il procuratore capo di Macerata – sarà comunicato all’ufficio l’esito degli accertamenti scientifici». Molto attesi anche dagli indagati. «Ma quanto ci mettono con le impronte? Io voglio uscire», ha chiesto da Montacuto Awelima Lucky, uno dei tre nigeriani i finiti in carcere per l’omicidio della diciottenne romana. «Lui assicura di non essere mai entrato nella mansarda di Innocent Oseghale – riferisce l’avvocato Giuseppe Lupi –. Dunque, è certo che l’analisi del Ris sulle impronte digitali e dei piedi non faranno venire fuori nulla su di lui». Ci sono però indizi gravi, a partire dal tentativo di fuga: dalle intercettazioni è emerso che stesse per andare a Chiasso, in Svizzera, e i carabinieri lo hanno bloccato nella stazione di Milano.

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Sua moglie, ospite di un centro di accoglienza a Cremona, ha detto che Awelima le aveva spiegato che a Milano avrebbero festeggiato il compleanno di un fratello del marito, e che all’arrivo dei militari stavano per tornare a casa. Ma di questo lui non ha parlato. «Lui dice di essere andato a prendere la moglie, perché lei a Cremona stava male, e volevano trovare un altro posto dove stare insieme – aggiunge l’avvocato Lupi –. Era il loro amico, con cui li hanno fermati alla stazione, che stava partendo per la Svizzera».

Il fatto che su questa fuga marito e moglie abbiano dato due versioni diverse non ha giocato a favore dell’indagato, che tra l’altro – come evidenzia il giudice Giovanni Manzoni nell’ordinanza con cui ha disposto la misura cautelare in carcere – prima di andarsene dall’hotel Recina ha donato alcuni vestiti a un amico e lasciato lì i documenti, portando con sé soltanto la notifica dell’udienza ad Ancona per lo status di rifugiato (sarà il 19 marzo).

Dalle indagini emerge come funziona lo spaccio a Macerata

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Anche il giudice, però, rileva come la trascrizione delle intercettazioni (VIDEO) sui progetti di fuga (dal nigeriano all’inglese e all’italiano) sia poco chiara. Dall’analisi del cellulare di Awelima, poi, emerge che la mattina del 30 gennaio, tra le 10 e le 13.42, tra lui e Oseghale ci sono state 17 chiamate, alcune di pochissimi istanti, fatto dovuto anche alle difficoltà con il gestore di telefonia internazionale usato dagli immigrati. «Awelima sostiene che Oseghale, con cui a volte aveva giocato a calcio, lo avesse chiamato per chiedergli se quel giorno sarebbe salito a Macerata. Lui avrebbe risposto di non sentirsi bene, e avrebbe detto di no. Poi invece sarebbe venuto, come rivelano i contatti con le celle telefoniche di via Spalato, ma senza mettere piede in casa di Oseghale».

Dunque nega tutto, come Desmond Lucky che, difeso dall’avvocato Gianfranco Borgani, si proclama innocente, e Oseghale, ora difeso dall’avvocato Simone Matraxia, e unico detenuto nel carcere di Marino del Tronto, ad Ascoli. «Ai difensori – ha detto tra l’altro il procuratore Giorgio – esprimo il mio più vivo rammarico per le gravi offese che sarebbero state loro arrecate. Gli avvocati, svolgendo l’essenziale funzione garantistica loro attribuita dalla Costituzione, meritano il massimo rispetto da parte di tutti».

I carabinieri continuano poi a fare un immane lavoro di ricostruzione di legami, rapporti, contatti nella comunità degli immigrati, per fare luce sul delitto e non solo.

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