Macerata, 3 marzo 2018 - Tra il primo pomeriggio e, massimo, le 17: in questo arco di tempo ha smesso di battere il cuore di  Pamela Mastropietro. E se alle 22.30 Innocent Oseghale ha chiamato il tassista per farsi accompagnare con i trolley, in quelle poche ore ci voleva di sicuro più di una persona per fare a pezzi, dissanguare, smembrare e lavare con cura massima il corpo della ragazza.

Le prime conclusioni della perizia medico legale e tossicologica, depositate ieri mattina dai professori Mariano Cingolani e Rino Froldi, aggiungono nuovi tasselli alla ricostruzione di questo delitto orrendo, commesso il 30 gennaio. Non si tratta ancora della relazione finale, che i consulenti della procura consegneranno la settimana prossima, ma dei punti vengono fissati.

La ragazza ha ricevuto un colpo alla testa quando era viva, ma è stata uccisa dalle due coltellate ricevute al fegato. Nessuna overdose dunque, ma un omicidio avvenuto dopo – è il sospetto da confermare – una violenza sessuale. Già questo particolare contraddice una delle poche dichiarazioni fatte dal primo fermato per questo delitto, il nigeriano Oseghale: l’uomo infatti, portato in caserma dai carabinieri poche ore dopo il ritrovamento dei trolley a Casette Verdini, ha dichiarato che Pamela era andata con lui nella sua mansarda di via Spalato, poi aveva preso l’eroina con Lucky Desmond, si era sentita male ed era caduta a terra e lui, spaventato da questo imprevisto, era scappato.

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Invece Pamela non si è sentita male, perché la sostanza ha fatto in tempo a raggiungere i vari organi del corpo – dove è stata rintracciata sotto forma di morfina dal professor Froldi –, e per fare questo la sostanza impiega alcune ore da quando viene iniettata. Questo particolare sposta in avanti, rispetto a quando lei era salita nella mansarda, l’ora della morte. E se è morta qualche ora dopo essere salita, in poche ore un uomo da solo non poteva fare tutto quello che risulta sia stato fatto con i suoi resti.

La perizia medico legale documenta lo smembramento, lo scuoiamento con la scomparsa del 20 per cento della pelle presa dal collo, dal fianco, dall’addome anteriore e posteriore, il lavaggio profondo nella candeggina delle varie parti, compresi i genitali, fino a cancellare qualsiasi traccia, il lavaggio della mansarda e anche di chi era lì: più persone hanno infierito su di lei.

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I tre in carcere però continuano a negare tutto. Oseghale, difeso dagli avvocati Simone Matraxia e Umberto Gramenzi, si dichiara innocente e chiede di poter rivedere la compagna, in attesa di un altro figlio da lui. Desmond, difeso dall’avvocato Gianfranco Borgani, esclude qualsiasi coinvolgimento nella vicenda. E infine Awelima Lucky, difeso dall’avvocato Giuseppe Lupi, nega persino di aver mai messo piede nella mansarda.

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Le analisi dei Ris e le altre testimonianze raccolte dai carabinieri potrebbero smentire queste loro dichiarazioni.