Macerata, 12 marzo 2018 - Una confessione alla compagna, che era andata in carcere a trovarlo. L’ha fatta Innocent Oseghale, il primo nigeriano fermato per l’omicidio di Pamela Mastropietro. Gli elementi che lo accusano sono dunque sempre di più. Il nigeriano è in carcere dal 31 gennaio, dal giorno stesso in cui furono trovati i resti della ragazza nei due trolley abbandonati sul bordo di una strada isolata a Casette Verdini di Pollenza. L’uomo ha sempre detto di avere incontrato ai giardini Pamela, in cerca di una dose di eroina, di averla messa in contatto con Lucky Desmond, di averla ospitata nella sua mansarda e poi, quando lei si era sentita male dopo l’iniezione, di essere scappato. Ha sempre detto di non sapere nulla dell’omicidio, dell’accanimento sul suo corpo, e persino dei trolley che lui stesso – come un testimone, il tassista che lo ha accompagnato, afferma con certezza – avrebbe portato a Casette Verdini.

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In carcere a Marino del Tronto, su sua richiesta, Oseghale ha chiesto di incontrare la compagna, una ragazza italiana con la quale ha vissuto in via Spalato fino alla nascita della loro bambina, che aveva fatto scattare per lei il ricovero in comunità. Il nigeriano ha chiesto di rivedere la ragazza, e l’incontro si è tenuto in carcere. Lì lui le avrebbe confessato il delitto.

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«Ho ucciso io Pamela, e ho fatto tutto da solo». Affermazioni inequivocabili e chiare, con cui lui si sarebbe preso ogni responsabilità di questo delitto violento. La confessione si somma agli altri elementi raccolti su di lui, tra i quali – uno degli ultimi dati emersi grazie alle indagini del Ris (reparto investigazioni scientifiche) – il fatto che sul corpo della diciottenne è stato trovato il dna del nigeriano. Ma l’inchiesta potrebbe non essere risolta così. In primo luogo, Oseghale dice anche altre cose alla compagna, alcune incompatibili con la sua confessione.

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Poi, che un massacro del genere abbia potuto essere portato a termine da una persona sola sembra inverosimile agli inquirenti: il corpo dissanguato e fatto a pezzi con precisione, così da potere essere immerso nella candeggina nella speranza di eliminare ogni traccia, e la mansarda accuratamente ripulita, da qualcuno che – come hanno commentato gli inquirenti – sapeva come e dove pulire. Dunque, ci sono ancora degli aspetti da chiarire su questo delitto, e su questo le indagini sono in corso. 

IL PROCURATORE - La Procura di Macerata smentisce il contenuto dell'intercettazione di Oseghale: secondo il procuratore Giovanni Giorgio, si tratta di notizie "destituite di ogni fondamento". Al Carlino invece risulta che tra le parole pronunciate da Oseghale ci siano anche quelle riportate in questo articolo. 

Intanto la Procura ha disposto per domani pomeriggio un nuovo accesso dei carabinieri del nucleo investigativo nell'appartamento di via Spalato. L'ispezione è stata decisa dalla magistratura per verificare con assoluta precisione le dimensioni delle mattonelle della pavimentazione e le relative fughe. All'accertamento sarà presente anche l'avvocato Simone Matraxia, che assiste Innocent
Oseghale, insieme al collega Umberto Gramenzi che a sua volta si recherà all'obitorio di Macerata, insieme al medico legale Claudio Cacaci, consulente della difesa, per prendere visione dei resti della ragazza. Domani mattina Gramenzi, assistito da un interprete in lingua inglese autorizzato, avrà un colloquio con Oseghale nel carcere di Ascoli Piceno dove il nigeriano è detenuto.