Pamela Mastropietro
Pamela Mastropietro

Macerata, 8 aprile 2018 - Con due ferite al fegato, Pamela Mastropietro ha perso un litro e duecento millilitri di sangue in un’ora: una perdita che causa lo stato di choc, a cui segue la morte nel giro di un quarto d’ora. È quanto spiegano i consulenti medico legali della procura nella relazione depositata venerdì mattina al quarto piano del tribunale. Per un depezzamento del corpo come quello fatto sulla ragazza, scrivono ancora, una persona da sola impiegherebbe diverse ore, un pomeriggio intero, e dovrebbe comunque avere competenza ed esperienza.

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Sui resti della povera ragazza, uccisa il 30 gennaio, hanno fatto una accurata analisi il professor Mariano Cingolani con i medici legali Dora Mirtella e Roberto Scendoni, e il professor Rino Froldi, tossicologo, tutti dell’università di Macerata, pur con le grandissime difficoltà dovute alle condizioni del cadavere, fatto a pezzi, accuratamente lavato con la candeggina e completamente dissanguato. Il decesso viene collocato tra le 11, quando Pamela era ancora viva e viene vista per strada, e il primo pomeriggio. La causa della morte viene indicata senza alcun dubbio nelle due ferite al fegato. I consulenti nominati dai difensori di Innocent Oseghale, uno degli arrestati per l’omicidio, hanno rilevato che le lesioni non sono molto estese e sono piuttosto superficiali, dunque secondo loro potrebbero non essere state idonee a uccidere la diciottenne.

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Su questo però i consulenti della procura sono chiarissimi: il fegato è un organo molto vascolarizzato, e una ferita lì perde dieci millilitri di sangue al minuto. Trattandosi poi di un organo interno, l’emorragia non può essere fermata. Dunque, considerato che nel corpo abbiamo circa quattro litri di sangue, nel giro di un’ora se ne perde oltre un quarto, e questo causa lo choc. Se non si interviene, la morte sopraggiunge dopo un’ora. L’assunzione di morfina, come avvenuto nel caso di Pamela, può anche accelerare lo stato di choc. Di sicuro, comunque, non è stata un’overdose a uccidere la ragazza.

Ai consulenti, la procura ha chiesto anche in quanto tempo una persona da sola avrebbe potuto fare quello scempio sul corpo. Su questo, i medici legali fanno una valutazione delle varie fasi, calcolando quanto ci avrebbe messo una persona esperta. Lo smembramento infatti, soprattutto sulle articolazioni, è fatto in maniera molto precisa, da qualcuno che sapeva cosa e come fare. Posto che si deve essere trattato di qualcuno con capacità ed esperienza, in un pomeriggio – concludono – una persona da sola avrebbe potuto farcela. La perizia mette qualche punto fermo nell’inchiesta, tuttora aperta, sull’omicidio. Ma si attendono i risultati degli accertamenti del Ris, ancora in corso.