Macerata, 21 aprile 2018 - Il Ris ha depositato in procura la prima perizia, fatta nella mansarda di via Spalato dove il 30 gennaio sarebbe stata uccisa Pamela Mastropietro. I risultati degli accertamenti del reparto romano specializzato in analisi scientifiche ufficialmente non sono stati ancora resi noti, ma nelle scorse settimane erano trapelate le prime indiscrezioni. L’appartamento era perfettamente pulito – «da qualcuno che sapeva come e dove pulire» avevano commentato gli stessi carabinieri del Ris durante i sopralluoghi –, ma con il luminol e altri reagenti erano state riportate alla luce orme di piedi e mani lasciate nel sangue, dopo che la ragazza era stata uccisa, dissanguata, lavata e fatta a pezzi.

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Dalle analisi dunque di quanto trovato in quella casa erano emerse alcune impronte riconducibili a Innocent Oseghale, che lì abitava e lì avrebbe accompagnato Pamela, dopo averla incontrata ai giardini. Sui resti del corpo della ragazza, invece, sono state evidenziate tracce di materiale biologico sempre di Oseghale. Su quest’ultimo dunque si concentrano, finora, le prove raccolte dalla procura di Macerata, guidata da Giovanni Giorgio.

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Le modalità dell’omicidio sono invece chiarite dalla perizia medico legale, depositata la settimana scorsa dal professor Mariano Cingolani, medico legale, e dal professor Rino Froldi, tossicologo. Le loro analisi ricostruiscono nel dettaglio l’orrore compiuto sul corpo della diciottenne. Le domande a cui dovevano rispondere i consulenti erano chiarire la causa della morte della ragazza, i mezzi che l’hanno prodotta e l’epoca in cui sarebbe avvenuta. Gli esperti hanno analizzato la presenza della morfina nei resti di Pamela, e individuato nelle coltellate al fegato le lesioni mortali.

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