Macerata, 12 giugno 2018 - Omicidio volontario aggravato in quanto commesso nell’ambito una violenza sessuale, vilipendio, distruzione, occultamento di cadavere e violenza sessuale ai danni di una persona in condizioni di inferiorità psichica o fisica: questi i reati contestati a chiusura indagini dalla Procura di Macerata a Innocent Oseghale, il nigeriano 29 anni, in carcere a Marino del Tronto (Ascoli Piceno), per l’omicidio della 18enne romana Pamela Mastropietro. Secondo i magistrati Pamela sarebbe stata picchiata nella zona fronto-parietale sinistra della testa con un corpo contundente o sbattuta contro un oggetto smussato, costretta a subire rapporti sessuali mentre era stordita dall’eroina e poi “reiteratamente” accoltellata all’altezza del fegato.

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Oseghale, difeso dagli avvocati Simone Matraxia e Umberto Gramenzi, ha finora respinto ogni accusa: recentemente il Tribunale del Riesame aveva escluso l’addebito di stupro, confermando la tesi del gip secondo cui Oseghale avrebbe ucciso la ragazza ma non l’avrebbe violentata. Il 29enne nigeriano è attualmente l’unico ad essere detenuto per l’omicidio di Pamela dopo che la Procura ha chiesto e ottenuto dal gip di revocare la scarcerazione per questa accusa nei confronti di altri due indagati - Desmond Lucky e Lucky Awelima - tuttora in carcere solo per spaccio d’eroina. A Oseghale, l’accusa contesta le mutilazioni e deturpazioni compiute sul cadavere della 18enne. Macabre operazioni compiute, secondo la Procura, per «cancellare ogni prova di contatti fisici» con la ragazza. Il corpo venne tagliato a pezzi, dissanguato, lavato con candeggina e posto in due trolley, ritrovati il 31 gennaio a Pollenza.

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Al momento del contestato stupro, questa la tesi della Procura, Pamela era in «condizioni di inferiorità psichica» in quanto aveva assunto, in presenza di Oseghale, «eroina per via endovenosa» che lo stesso nigeriano le «aveva procurato grazie al connazionale Desmond Lucky». Nell’avviso di chiusura indagini vengono indicati come parti offese i genitori della ragazza, Stefano Mastropietro e Alessandra Verni, rappresentati dallo zio e avvocato di famiglia, Marco Valerio Verni.

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