Macerata, 21 giugno 2018 - Scatta il sequestro sui soldi guadagnati da Innocent Oseghale, in carcere con l’accusa di avere ucciso e fatto a pezzi la diciottenne romana Pamela Mastropietro, il 30 gennaio. Una volta uscito dal programma per i richiedenti asilo, Oseghale era rimasto in città da clandestino. Senza un lavoro, riusciva comunque a pagare la mansarda di via Spalato, presa in subaffitto. Lì abitava con una ragazza, dalla quale ha avuto due figli. Dalle indagini specifiche condotte dalla Guardia di finanza, è emerso che nel corso degli ultimi mesi Oseghale aveva mandato con le carte postepay diverse somme, in parte in Nigeria ma non solo, per un totale di 26.700 euro. Come poteva avere la disponibilità di quei soldi, pur non avendo alcun lavoro? La tesi dell’accusa è che Oseghale spacciasse, e del resto lo ha ammesso anche lui fin dai primi interrogatori dopo il fermo, precisando di trattare soltanto marijuana e hashish, e non eroina, ma di fatto ammettendo di avere svolto l’attività illecita.

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Dunque, sulla base di questo presupposto, nei giorni scorsi la Procura di Macerata ha chiesto il sequestro preventivo di una somma pari a 26.700 euro, perché è documentato che questi soldi li ha avuti; il sequestro è stato poi disposto dal giudice per le indagini preliminari, Giovanni Manzoni. Non è stato però possibile trovare nulla, in casa o nella disponibilità del nigeriano, a parte i soldi che Oseghale sta guadagnando con i lavori di pulizia che, da qualche tempo, ha iniziato a svolgere nel carcere di Marino del Tronto: e si tratta di 350 euro.

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Il provvedimento però, è stato notificato alla direzione del carcere: i suoi futuri guadagni dovranno essere sequestrati, fino al raggiungimento della somma di 26.700 euro. Oseghale, difeso dagli avvocati Umberto Gramenzi e Simone Matraxia, aveva chiesto di potere fare piccoli lavori consentiti in carcere per avere qualcosa da spendere per sé e mandarli alla compagna, di cui chiede sempre notizie. Ora non potrà più disporre di quelle somme. Intanto a Oseghale è arrivato l’avviso di conclusione delle indagini, col quale il procuratore capo Giovanni Giorgio lo accusa di omicidio, occultamento e vilipendio di cadavere, e violenza sessuale. Per il momento, il nigeriano non ha chiesto, di essere risentito, come consente la legge.

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