Macerata, 10 agosto 2018 - Non è dimostrato che siano state le coltellate al fegato a uccidere Pamela Mastropietro: la 18enne romana potrebbe essere morta per overdose da eroina. È questa la tesi messa nero su bianco dal medico legale Mauro Bacci, consulente della difesa di Innocent Oseghale. Il professore dell’Università di Perugia ha firmato una perizia (depositata ieri in tribunale a Macerata dagli avvocati Simone Matraxia e Umberto Gramenzi) con la quale viene contestata la ricostruzione dei consulenti della procura, secondo i quali a provocare la morte della ragazza sarebbero state due coltellate al fegato.

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Nella relazione Bacci contesta due circostanze evidenziate dal medico legale Mariano Cingolani e dal tossicologo Rino Froldi. La prima riguarda l’ipotesi di overdose, esclusa dai consulenti della procura in quanto le concentrazioni di morfina (la sostanza in cui si trasforma l’eroina nel corpo) riscontrata nell’umor vitreo e nel fegato della ragazza lascerebbero pensare che la droga sia andata in circolo senza provocare uno choc fatale. Questa tesi viene contestata dal consulente della difesa: la quantità di droga assunta dalla ragazza, anche se non eccessiva, potrebbe determinare un’overdose, soprattutto nel caso di un soggetto in astinenza. Molto dipenderebbe anche dalle modalità con le quali l’eroina viene assunta. Bacci contraddice la procura anche sulla tesi delle coltellate fatali. È anomalo, secondo il consulente della difesa, che nel fegato siano state riscontrate lievi infiltrazioni ematiche: trattandosi di un organo molto vascolarizzato (cioè ricco di sangue), se le ferite fossero state mortali, le infiltrazioni sarebbero dovute essere più evidenti. Per questo, secondo il professore perugino, non si può affermare «oltre ogni ragionevole dubbio» che Pamela sia morta per le coltellate. 

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Questa ricostruzione confermerebbe l’ultima versione di Oseghale, unico indagato per l’omicidio di Pamela, oltre che per il vilipendio, la distruzione e l’occultamento del suo cadavere. Nell’ultimo interrogatorio in carcere, il nigeriano ha continuato a negare di aver ucciso la ragazza, ma ha ammesso di averla fatta a pezzi per disfarsi del cadavere dopo averla trovata morta per overdose in casa. Le coltellate al fegato, in questa versione, sarebbero da ricondurre al sezionamento del corpo: i fendenti, quindi, sarebbero andati a segno quando Pamela era già morta. Opposta la tesi del procuratore capo Giovanni Giorgio, che sta coordinando le indagini sulla morte della ragazza: per l’accusa Oseghale (oggi recluso nel carcere di Ascoli) avrebbe ucciso Pamela, l’avrebbe fatta a pezzi e lavata accuratamente con la varechina con l’obiettivo di nascondere le prove di una violenza sessuale consumata all’interno della mansarda di via Spalato. 

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