Il nigeriano Innocent Oseghale comparirà davanti al gup di Macerata
Il nigeriano Innocent Oseghale comparirà davanti al gup di Macerata

Macerata, 25 novembre 2018 - "Innocent Oseghale non ha ucciso Pamela Mastropietro. Per dimostrarlo, domani chiederemo per lui il processo col rito abbreviato, condizionato però all’esame dei nostri consulenti e di un detenuto del carcere di Ascoli».

L’avvocato Umberto Gramenzi, che con il collega Simone Matraxia assiste il nigeriano accusato del brutale omicidio della 18enne romana, commesso il 30 gennaio, anticipa così le linee difensive in vista dell’udienza preliminare. In tribunale verrà anche l’imputato, che da qualche tempo è detenuto in carcere a Forlì.

«Oseghale – spiega l’avvocato Gramenzi – ha ammesso di avere portato a casa sua Pamela, ma ripete di non averla uccisa. La ragazza si era sentita male in seguito all’assunzione dell’eroina, e lui l’ha fatta a pezzi, perché non sapeva come disfarsi del corpo. Ma non può essere condannato per l’omicidio».

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A sostegno di questa tesi, la procura ha le perizie del medico legale Mariano Cingolani e del tossicologo Rino Froldi, secondo i quali Pamela Mastropietro non è morta per overdose, ma per le coltellate ricevute al fegato e poi alla testa. «Ma i nostri consulenti affermano il contrario – replica il difensore –. Le conclusioni dei professori Cingolani e Froldi si basano su dei dati standard, che però non sono adatti per questo caso: qui abbiamo una persona che si stava disintossicando dall’eroina».

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A carico del nigeriano c’è stata poi la testimonianza di un pentito, detenuto ad Ascoli, che al procuratore capo Giovanni Giorgio ha dichiarato di avere ricevuto la confessione di Oseghale anche sull’omicidio; il pentito è ritenuto molto credibile dalla procura, anche perché è stato molto preciso e ha fornito dettagli sulla ragazza sconosciuti anche agli inquirenti.

Per contrastare queste dichiarazioni, gli avvocati Matraxia e Gramenzi chiederanno di sentire in aula un altro detenuto, secondo il quale il nigeriano non avrebbe mai incontrato il pentito, che si sarebbe limitato a insultarlo da lontano una volta che si erano incrociati.

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Oseghale, infine, respinge l’accusa di violenza sessuale: i rapporti con la ragazza sarebbero stati del tutto consensuali. «Anche il tribunale del riesame si è già espresso su questo. Non c’è il minimo riscontro a sostegno dell’accusa di violenza sessuale».

Lunedì, dunque, si discuterà di questi temi. Qualora il giudice dell’udienza preliminare Claudio Bonifazi dovesse respingere la richiesta, Oseghale finirà davanti alla corte d’assise con le accuse di omicidio, di vilipendio e di distruzione di cadavere e violenza sessuale. Il nigeriano domani sarà in aula, così come ci saranno anche i familiari di Pamela, che si costituiranno parti civili con l’avvocato e zio Marco Valerio Verni. Anche il Comune di Macerata chiederà di costituirsi parte civile al processo.