Macerata, 13 febbraio 2019 -  "Non è stato solo Oseghale. Testimonianze? Ne abbiamo". Così Alessandra Verni, la mamma di Pamela Mastropietro, la 18enne romana che dopo essersi allontanata da una comunità di recupero è stata uccisa e fatta a pezzi a Macerata un anno fa, al termine della prima udienza del processo (foto) nei confronti di Innocent Oseghale che deve rispondere delle accuse di violenza sessuale, omicidio, occultamento e vilipendio di cadavere. "Ci aspettiamo la condanna di Oseghale al massimo della pena possibile", aveva detto questa mattina la donna. In aula c'erano entrambi i genitori della vittima, Stefano Mastropietro e Alessandra Verni, a pochi passi dall’uomo accusato di aver massacrato la loro figlia. In tribunale anche il sindaco Romano Carancini e il questore Antonio Pignataro.

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"Siamo tutti molto stanchi e provati. Quando verranno rese pubbliche le foto, le persone si renderanno conto che quello che è stato fatto a Pamela non ha precedenti in Italia". Lo ha detto l'avvocato Marco Valerio Verni, zio di Pamela.  "Per i genitori stare da qui a pochi passi dal carnefice della figlia è snervante", ha continuato.

La corte d'assise di Macerata ha ritenuto tutti validi gli accertamenti irripetibili condotti durante le indagini preliminari. Si tratta di atti che hanno un ruolo centrale nel castello accusatorio della procura, perché sono i risultati di analisi medico-legali e tossicologiche, svolte successivamente alla prima autopsia sui resti di Pamela, delle verifiche sui tabulati telefonici e sul materiale sequestrato nell'appartamento di Via Spalato 124, dove la ragazza è morta, e delle analisi sui campioni di saliva dell'imputato. Questa mattina, in apertura della prima udienza, i legali di Oseghale, Simone Matraxia e Umberto Gramenzi, hanno presentato un'eccezione di nullità, in relazione alla notifica degli atti fatta al domicilio di quello che era allora il difensore del nigeriano e non direttamente in carcere, dove l'unico imputato della morte di Pamela aveva eletto il suo domicilio. Istanza respinta dalla corte, che ha ritenuto valida la notifica effettuata all'indirizzo del legale.

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Le prossime udienze

Dopo la prima udienza di oggi, la prossima sarà il 6 marzo.  In base al calendario stabilito le altre udienze fissate sono: il 13, 20 e 27 marzo; il 3 e 24 aprile; l'8 e il 15 maggio. Oggi la Corte ha delineato una sorta di 'cronoprogramma': il 6 marzo dovrebbero essere sentiti il collaboratore di giustizia Vincenzo Marino e altri testi: 40 in tutto. Le udienze del 20 e 27 marzo saranno dedicate all'escussione dei consulenti medici. Ad aprile potrebbero essere sentiti lo stesso Oseghale e gli altri due nigeriani, Lucky Desmond e Lucky Awelima, inizialmente indagati per il delitto ma nei confronti dei quali la procura ha poi chiesto l'archiviazione.

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Palloncini tricolore

All'arrivo dei familiari di Pamela in tribunale sono stati fatti volare dei palloncini al grido di "Viva Pamela". I manifestanti venuti da Roma, amici della famiglia Mastropietro, non hanno avuto il permesso di sostare sullo spiazziale del tribunale, secondo la prescrizione del Questore Antonio Pignataro, per questioni di sicurezza, "per non essere disturbati dalla presenza di schiamazzi o urla ingiuriose che compromettono la serenità di giudizio dei lavoratori per il processo Oseghale".  Per questo ci sono state polemiche da parte dei manifestanti e, dopo il lancio dei palloncini, qualcuno di loro ha deciso di entrare in aula.

Per l’imputato, in udienza preliminare gli avvocati difensori Umberto Gramenzi e Simone Matraxia (che sono stati fatti passare da un'entrata posteriore, per motivi di sicurezza) avevano chiesto il rito abbreviato, che avrebbe dato all’imputato lo sconto di un terzo della pena, avevano però chiesto anche di sentire tre loro testimoni, ai quali la procura ne avrebbe opposti altri tre. Sei testi però sono sembrati incompatibili con il rito abbreviato, così si è arrivati al processo in assise.

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"Non sono stato io"

"Non sono stato io. Non l'ho violentata, non l'ho uccisa. Voglio pagare solo per quello che ho fatto, non per ciò che non ho commesso". Queste le parole che Innocent Oseghale (il video dell'arrivo) , il pusher nigeriano accusato di avere ucciso e fatto a pezzi Pamela, ha affidato al suo legale, avvocato Simone Matraxia. Quest'ultimo, spiega il legale, "respinge le accuse relative all'omicidio ed alla violenza sessuale. C'è poi l'aspetto che riguarda la cessione della droga e per questa circostanza è pendente un altro procedimento. Noi - aggiunge Matraxia - sosteniamo che la morte della ragazza sia stata causata da intossicazione acuta da stupefacenti e non per le coltellate", i cui segni invece sarebbero invece da attribuire al tentativo di sezionamento del cadavere.

La criminologa Bruzzone

"Secondo me sul banco dell'imputato dovrebbe esserci anche qualcun altro" e in questa vicenda "manca ancora un capitolo". Lo afferma la criminologa Roberta Bruzzone, consulente della famiglia Mastropietro. "Pamela ha incontrato delle persone che hanno approfittato di lei - sottolinea la criminologa -. Mi auguro che sia fatta giustizia per Pamela per restituirle la dignità che è stata violata anche sui social". Dalla valutazione della criminologa, Pamela era "in uno stato di evidente minorata difesa. Nel momento in cui ha posto piede fuori dalla comunità era in condizione di estrema fragilità ed esposta a qualsiasi tipo di manipolazione". Secondo Bruzzone le condizioni di Pamela erano "assolutamente percepibili" anche a non esperti.

Lunedì il ricordo in consiglio comunale

Lunedì in consiglio comunale a Macerata ci sarà una commemorazione per la morte di Pamela a cui il primo cittadino Romano Carancini ha invitato la famiglia Mastropietro, dopo le polemiche delle scorse settimane per la decisione dell'amministrazione comunale di non organizzare nessuna iniziativa nell'anniversario della morte della ragazza. "Noi non potremo essere presenti", ha detto in una pausa dell'udienza la mamma. "C'è stata indifferenza - ha continuato riguardo alle precedenti polemiche - ci siamo chiariti, vediamo cosa succede lunedì".