Ancona, 16 settembre 2020 - Si è chiusa con la sola relazione del giudice Maria Cristina Salvia la prima udienza d'Appello del processo d'Appello per l'omicidio di Pamela Mastropietro (foto) a carico di Innocent Oseghale (video). La discussione, respinta la richiesta della difesa di far presenziare un consulente per analizzare in aula le lesioni sul corpo della vittima, è stata rimandata al 14 ottobre.

In quella occasione, Osaghale - che in primo grado è stato condannato all'ergastolo - ha annunciato che farà dichiarazioni spontanee. Il nigeriano, oggi in aula, è sempre rimasto impassibile accanto all'interprete. Maglietta bianca e mascherina verde, non ha mai incrociato lo sguardo fisso su di lui della madre della vittima, Alessandra Verni.

“Non ho ucciso Pamela. Voglio pagare per quello che ho fatto ma non l'ho uccisa”. A margine dell'udienza l'avvocato Umberto Gramenzi (co-difensore insieme a Simone Matraxia) riferisce le parole che l'imputato, Innocent Oseghale, 32 anni, ripete continuamente, piangendo, ai propri legali. In primo grado Oseghale, pusher 32enne nigeriano, è stato condannato per omicidio volontario aggravato dalla violenza sessuale, occultamento e distruzione di cadavere. La diciottenne romana era stata ammazzata e fatta a pezzi a Macerata il 30 gennaio 2018.

I giudici di primo grado hanno riconosciuto la piena responsabilità di Oseghale per tutti i reati contestati, definendo la sua azione di “freddezza disumana”. I famigliari di Pamela, assistiti dall'avvocato Marco Valerio Verni, sottoscrivono questa ricostruzione, sostenendo altresì che Oseghale non fece tutto da solo. La difesa ritiene invece che non vi sia certezza che le coltellate sferrate da Oseghale, a suo dire per sezionare il corpo della giovane già morta, fossero state sferrate quando era viva.

false