Macerata, 29 maggio 2019 - Innocent Oseghale condannato all'ergastolo con isolamento diurno per 18 mesi. La Corte d'Assise di Macerata ha emesso dopo cinque ore di camera di consiglio la sentenza per l'omicidio di Pamela Mastropietro. Applausi in aula e grida di giubilo  che però si sono subito smorzati ad un'occhiata del giudice che stava leggendo la sentenza.

La madre di Pamela e il padre, Stefano Mastropietro, si sono abbracciati, piangendo. Alessandra Verni (video) ha così commentato: "Daje, fuori uno, adesso tocca agli altri". Poi ha proseguito: "Ho provato gioia, ho pensato a Pamela". Ha detto di averla sognata spesso, anche ieri e che è stato "bello", ma ha voluto raccontare solo uno dei sogni che ha fatto, in occasione dei suoi 40 anni: "Ci siamo abbracciate. Mi ha detto di non pensare al corpo, che lei è dentro". Lacrime e abbracci anche tra parenti e amici che indossano magliette con il volto di Pamela.

In aula anche il sindaco di Macerata, Romano Carancini., che, all'indomani del verdetto, ha così commentato: "E' un valore arrivare a una giustizia dopo solo 16 mesi, questo significa molto per la comunità, per la famiglia, per la città e di questo bisogna rendere un grazie profondo a chi ha lavorato, soprattutto ai magistrati e alle forze dell'ordine. Non era affatto scontato che si riuscisse a fare in così poco tempo e su questo Macerata ha esibito un modello". "Si chiude una pagina davvero triste - ha sottolineato il sindaco -, ma è una pagina che nello stesso tempo riapre il cuore della comunità e fa la giustizia degli uomini".  

"Il pensiero va alla famiglia e alla città - ha continuato Carancini -, perché io spero che questa sentenza, in qualche maniera, riallinei i sentimenti di dolore, diversi ma forti entrambi, di un famiglia che ha perso una giovane figlia e della città che ha sofferto e continua a soffrire per un dolore che difficilmente sarà dimenticato. La nonna di Pamela mi ha detto: ' Macerata ci ama e noi, nonostante quanto successo, la amiamo': apprezzo queste parole. Speriamo che di Pamela non si parli più per dividersi, ma che invece il nome di Pamela possa unire nel dolore".

"Purtroppo la politica, le speculazioni, gli istinti, in questi mesi hanno travolto a volte gli equilibri - ha concluso il sindaco, riferendosi alle polemiche che ci sono state anche tra famiglia e Comune -
Macerata ha sofferto tantissimo e continua a soffrire: è una cicatrice che resta forte e nell'anima sebbene i maceratesi vivano queste tragedie con discrezione".    

Il pusher nigeriano, unico imputato, era accusato di aver violentato, ucciso e fatto a pezzi la 18enne romana, il 30 gennaio dell’anno scorso (foto). Ha ascoltato impassibile la sentenza. In jeans, t-shirt scura e giacca della tuta di colore bordeaux, non ha avuto bisogno nemmeno della traduzione da parte dell'interprete. Per lui la Corte di Assise ha anche predisposto l'isolamento per 18 mesi. Inoltre, come pene accessorie, c'è pure la decadenza dalla potestà genitoriale (è padre di due bimbi piccoli avuti da una compagna italiana) e l'interdizione da pubblici uffici.

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Doveva dunque rispondere di omicidio volontario aggravato dalla violenza sessuale, vilipendio, distruzione e occultamento di cadavere. Oseghale aveva confessato di aver fatto a pezzi il corpo di Pamela e di aver abbandonato i suoi resti, ma aveva sempre negato di averla violentata e poi uccisa: i suoi difensori avevano chiesto l'assoluzione per le prime due accuse. Ma la Corte d'Assise, presieduta da Roberto Evangelista, che guida la sezione penale del tribunale di Macerata, con giudice a latere Enrico Pannaggi e completata da sei giudici popolari, ha sposato la tesi del pm riconoscendo l'aggravante della violenza sessuale.

"Avevamo chiesto l'ergastolo ed ergastolo è stato". È il primo commento del procuratore di Macerata Giovanni Giorgio (video) dopo la sentenza. Giorgio ha ringraziato i collaboratori della Procura, i magistrati, gli avvocati, anche quelli della difesa. "Riteniamo - ha risposto ai giornalisti che chiedevano conto degli altri due indagati iniziali - di aver individuato Oseghale come unico responsabile di quanto accaduto". "È stato un lavoro duro - ha aggiunto -, c'è stata tanta pressione mediatica, ma noi abbiamo cercato sempre di tenere i piedi per terra".

"La civiltà ha vinto sulle barbarie, che non sono rappresentate dal colore della pelle o dalla religione". Lo ha detto l'avvocato Marco Valerio Verni (video), legale della famiglia di Pamela, commentando la sentenza. Secondo l'avvocato si tratta infatti della vittoria delle "brave persone su quelle orrende che si macchiano di delitti così tragici", ha spiegato. "Oggi sono contento di aver mantenuto la promessa fatta all'indomani della morte di Pamela - ha detto Verni che è anche lo zio della ragazza e padrino di battesimo - ossia aver contribuito, nel mio piccolo, a renderle giustizia".

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"Siamo delusi per la condanna per omicidio e per la violenza sessuale. Sugli altri reati c'era ammissione di colpa. Faremo comunque appello", ha dichiarato Simone Matraxia, legale di Oseghale.

 

La procura: "Usata come un giocattolo"

"Oseghale ha strumentalizzato Pamela come un giocattolo: si era ripresa ma era in stato confusionale dovuto alla droga, lui frettolosamente ha soddisfatto le sue voglie sessuali inducendola a un rapporto sessuale non protetto". Lo ha detto il procuratore Giovanni Giorgio nella sua replica, davanti alla Corte di Assise. Giorgio ha replicato alle parole dell'avvocato Umberto Gramenzi, nella scorsa udienza, dove aveva affermato che per la difesa il rapporto sessuale tra Pamela e il nigeriano era stato consenziente e aveva fatto notare che Pamela dopo l'allontanamento dalla comunità aveva avuto rapporti sessuali con altri due uomini. Secondo Giorgio, è provato che con gli altri due uomini Pamela ebbe rapporti protetti e avendo con lei dei preservativi, non si capisce "perché mai Pamela avrebbe dovuto decidere di avere solo con Oseghale un rapporto non protetto" come testimonia il fatto che il dna di Oseghale è stato l'unico di quelli ritrovati sui resti riconducibile a un rapporto sessuale. La richiesta dell'ergastolo risponde a "misura ed equità". 

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L'avvocato della famiglia: "Pamela voleva scappare"

"Pamela ha subito violenza, Pamela si drogava non per vizio ma per la patologia psichiatrica della quale soffriva, voleva scappare ed è stata uccisa". Lo ha detto l'avvocato Marco Valerio Verni. Ricordando alcune intercettazioni tra i nigeriani amici di Oseghale, in cui si diceva che l'imputato aveva offerto la ragazza anche a uno di loro che però aveva rifiutato dicendo che non gli piacevano le ragazze bianche, Verni ha osservato: "Può anche darsi che a Pamela non interessasse sessualmente l'uomo di colore, è strano? - ha sottolineato ribadendo che il rapporto non fu consensuale -. Oppure è politicamente scorretto affermare ciò?".

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"Ergastolo unica sentenza possibile"

"Ci aspettiamo l’ergastolo, e abbiamo fiducia. Le prove sono sufficienti. Pamela è stata violentata, uccisa e martoriata", aveva detto Verni intervistato dal Carlino. "Se l’imputato dovesse essere condannato a trenta anni credo che la procura farà appello, e anche noi ci attiveremo". "Noi continuiamo ad avere seri dubbi sui due coindagati. Quando sono stati chiamati a testimoniare, non si sono avvalsi della facoltà di non rispondere ma è come se lo avessero fatto", ha dichiarato ancora. Cosa si aspetta la famiglia dalla sentenza? "Sarebbe il primo passo verso qualcosa di più grande. I genitori hanno sempre detto che volevano andare a fondo in tante cose emerse con questa tragedia: la mafia nigeriana, la gestione delle comunità terapeutiche. La condanna sarebbe il primo passo".