Papa Francesco  con Francesco Massara, arcivescovo di Camerino  e San Severino
Papa Francesco con Francesco Massara, arcivescovo di Camerino e San Severino

Camerino (Macerata), 13 giugno 2019 - Dallo scorso ottobre alla guida dell’arcidiocesi di Camerino – San Severino, monsignor Francesco Massara accoglierà nella città ducale ferita dal sisma il Santo Padre, in visita domenica. Grazie a lui, infatti, è stata possibile questa importantissima giornata. 
Sua Eccellenza, la visita del Papa è attesa sin dal giorno dopo il terribile terremoto. Oltre all’importanza della presenza del Papa, qual è il significato profondo di questa visita? 
«È quello di mostrare concretamente la realtà di una Chiesa «ospedale da campo» capace di curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli, di mostrare vicinanza e prossimità. Il Santo Padre, verrà prima a curare le ferite della gente».

Lei ha voluto fortemente che il Papa visitasse la cattedrale, duramente colpita e danneggiata. Entrerete da soli? Cosa mostrerà al Santo Padre? 
«Sì, perché la chiesa cattedrale è per definizione la madre di tutte le chiese in un territorio diocesano e da sempre costituisce il cuore di una città, il luogo in cui la comunità ecclesiale e civile spesso si identifica e si ritrova nei momenti significativi della propria storia di fede. Entreremo non da soli, ma accompagnati dai vigili del fuoco per motivi di sicurezza e per mostrare al Santo Padre i segni evidenti di ferite ancora aperte dopo tre anni dal sisma».

Papa Francesco si soffermerà nel villaggio delle casette, sarà un momento indimenticabile per i terremotati. Che cosa hanno provato quando hanno saputo che sarebbero stati coinvolti nella visita? Avranno modo di parlare con il pontefice? 
«Tra i tanti momenti salienti della sua visita, uno dei più significativi sarà l’incontro con le famiglie delle Sae. Il suo ingresso in quelle sistemazioni provvisorie significa l’accesso nei tanti luoghi terremotati della nostra Arcidiocesi raggiungendo tutti i fedeli: le famiglie che hanno perso le loro case, i sacerdoti privati dei luoghi di culto, le religiose allontanate dalle loro comunità e monasteri, i commercianti e gli altri lavoratori costretti ad adattarsi alle circostanze più difficili. La notizia della visita del Santo Padre ha suscitato stupore e commozione, ma certamente darà loro anche la possibilità di raccontare cosa il trauma del terremoto ha provocato nelle loro vite».

Questa visita riaccende i riflettori su una situazione drammatica e in stallo. Numericamente parlando, l’Arcidiocesi è una delle realtà più colpite, che ha perso centinaia di chiese ed edifici importanti. Di che cosa hanno bisogno Camerino e tutto il territorio colpito dal sisma? Cosa chiede alle istituzioni centrali? 
«È vero il territorio dell’Arcidiocesi è quello che ha maggiormente subito gli effetti del sisma. Grazie alla presenza del Santo Padre, i riflettori si sono finalmente accesi su questa situazione drammatica. Qualche giorno fa a Roma in un incontro con il presidente del Consiglio, sono state rappresentate da noi vescovi le istanze delle comunità locali e la loro sofferenza a fronte di uno Stato percepito in ritardo nel processo di ricostruzione. È stata condivisa la preoccupazione legata a un impianto legislativo appesantito dai tempi della burocrazia. Il Presidente ci ha assicurato che farà quanto possibile per far approvare l’ordinanza attuativa per il secondo piano di ristrutturazione dei beni culturali. Agevolando quanto più possibile l’opera di ricostruzione per la conseguente ripresa del territorio; perché solo con l’aiuto di tutti, questo territorio potrà sperare in un futuro possibile». 

È ipotizzabile che il Santo Padre si renda partecipe fattivamente di un intervento di ricostruzione in città? 
«Il Santo Padre, attraverso i vari organismi della Santa Sede, si è già reso partecipe di azioni concrete per venire incontro ai tanti disagi della popolazione colpita dal terremoto, ma in modo ancora più incisivo, farà un dono speciale a una delle comunità dell’Arcidiocesi maggiormente colpite».

Lei è alla guida dell’Arcidiocesi di Camerino-San Severino da meno di un anno. La sua vicinanza concreta e il suo impegno per la ricostruzione sono molto apprezzati da cittadini e fedeli. Che cosa ha, invece, «ricevuto» da questa popolazione che oggi lotta per conquistarsi un futuro? 
«Dalla mia comunità diocesana attraverso la loro testimonianza di vita quotidiana costantemente provata, ho ricevuto affetto, sostegno, coraggio e forza, per far sì che nei limiti della mia umanità potessi mantenere fede a una promessa che mi sono preso fin dal giorno della mia nomina; cioè l’impegno a stare loro vicino con particolare affetto, promettendo di fare della «prossimità» sostanza e non solo forma dell’annuncio evangelico».