Permessi agli stranieri: in cinque nei guai

Si sarebbe costruito un sistema a favore dei sudamericani: pagando 4.500 euro si diventava italiani. Coinvolta una agente di polizia locale

Permessi agli stranieri: in cinque nei guai

Permessi agli stranieri: in cinque nei guai

di Paola Pagnanelli

Cinque persone, tra cui un agente della polizia locale di Civitanova, nei guai per una maxi inchiesta sulle pratiche di cittadinanza in favore di sudamericani. Le accuse sono corruzione, violazione della legge sull’immigrazione e falso. Ad architettare tutto sarebbe stato Aldo Giustozzi, 64enne di Potenza Picena, che con la sua agenzia avrebbe proposto agli stranieri di diventare italiani, con un pacchetto da 4.500 euro. Tutto è partito nel 2020 da Potenza Picena, dove i carabinieri avevano rilevato un anomalo incremento di pratiche per la cittadinanza italiana da parte di sudamericani: nei primi quattro mesi del 2019, ce ne erano state già più che in tutto il 2018. Erano pratiche "iure sanguinis", da parte di chi aveva un avo italiano, quasi tutte andate a buon fine. Quasi sempre l’intermediario era Giustozzi. Quasi tutte le pratiche risultavano firmate dal funzionario dello stato civile Luigino Garbuglia. Dalle prime indagini, condotte dai carabinieri del Reparto operativo di Macerata anche con un consulente del ministero, erano emerse parecchie anomalie sui documenti. Difficile però accertarne la falsità, tranne nel caso di un presunto ascendente, che risultava padre a due anni. Alla fine, in base a quanto emerso la procura ha accusato Giustozzi con i collaboratori, gli argentini Pablo Gabriel Buschini e Luciano Amedeo Soffiato e la brasiliana Loriane Ribeiro Borelli, e l’ispettrice della polizia locale di Civitanova Eleonora Papili. Giustozzi e i collaboratori avrebbero reclutato tramite i social i sudamericani, offrendo "Amada Italia": 4.500 euro per diventare italiani. Tutti i documenti, tre mesi di accoglienza ed era fatta. Con le restrizioni Covid, era emersa la difficoltà di giustificare l’arrivo in Italia, e per questo nell’estate 2021 Giustozzi avrebbe documentato che gli argentini volevano imparare l’italiano in una scuola a Roma, producendo le fatture, corsi che però non avrebbe mai frequentato nessuno. A Civitanova, Giustozzi avrebbe avuto l’appoggio dell’agente Papili. Quest’ultima avrebbe beneficiato di consulenze e pratiche per la figlia e per un amico straniero, e in cambio avrebbe concordato con Giustozzi giorni e orari dei sopralluoghi per accertare la presenza degli immigrati; in qualche occasione, avrebbe detto che erano presenti anche se non era vero, una volta addirittura di uno straniero mai arrivato in Italia. Il sostituto procuratore Enrico Barbieri ha dunque accusato Giustozzi e i collaboratori di violazione della legge sull’immigrazione per i falsi corsi di italiano; Giustozzi e Papili sono poi accusati di corruzione, e solo Papili di falso, per i controlli concordati sulle residenze. Alcuni, ricevuto l’avviso di fine indagini, hanno chiesto di essere sentiti in procura.