GIORGIO GIANNACCINI
Cronaca

Perse un braccio per una malattia "Ora sono tornata a sfornare pizze"

La rinascita della civitanovese Mattea Gottardo: è la dimostrazione che posso continuare a ottenere risultati "Non impastavo da anni, è stata un’emozione grandissima: vorrei insegnare questo mestiere ai ragazzi disabili".

Perse un braccio per una malattia  "Ora sono tornata a sfornare pizze"

Perse un braccio per una malattia "Ora sono tornata a sfornare pizze"

di Giorgio Giannaccini

"Quando faccio la pizza mi sento felice. E ora vorrei insegnare questo splendido mestiere, che è anche un’arte, a tutti i ragazzi disabili". La civitanovese Mattea Gottardo è tornata a fare la pizza. Con grande maestria, sebbene con il solo braccio destro in seguito a un lungo calvario che le ha fatto perdere l’altro arto. Lei, 52enne originaria di Cerignola (in Puglia), vive da tantissimi anni sulla nostra costa e fino al 2010 era una pizzaiola molto nota, tanto da ricevere anche riconoscimenti e premi, come il ventesimo posto al campionato mondiale di pizza di Salsomaggiore, su oltre 500 concorrenti. Ma poi ci fu il crollo delle sue condizioni di salute a causa della pannicolite cronicizzata e fascite con elefantiasi. Una malattia rara che in pochissimo tempo le ha reso il braccio sinistro di dimensioni abnormi, tanto da dover essere reciso. Tuttavia da lì è cominciato un lungo percorso di riabilitazione, in cui non si è data mai per vinta. E oggi Mattea è tornata a dedicarsi a quello che più ama. L’occasione si è presentata martedì, al Centro ambulatoriale Santo Stefano Kos di Porto Potenza, dove ha sfornato 40 squisite pizze, deliziando pazienti, medici e diversi amici. "È stata un’emozione grandissima – racconta Mattea –, perché erano quattro o cinque anni che non impastavo una pizza e ho fatto tutto da sola. Lunedì ho preparato gli ingredienti, mentre martedì mattina mi sono cimentata con gli impasti. Poi, alle 16, ho cominciato a sfornarle e posso assicurare che erano buonissime". Proprio Mattea svela il suo segreto. "È quello di avere molta volontà e pazienza – osserva lei –. Ma soprattutto è una dimostrazione che anche senza un braccio, e in carrozzina, si possono ottenere tante cose. Ciò deve spronare chiunque a non piangersi addosso, ma ad andare avanti". Mattea ricorda poi come nacque l’amore per la pizza: "Da giovane ho lavorato come operaia, ma un giorno andai in una fiera dove c’era un maestro pizzaiolo. Però avevo vergogna a chiedergli se organizzasse dei corsi, e allora mandai mio marito Maurizio Angelomè, che prese il suo numero. Poi mi richiamò, feci il corso e lo superai. Poco dopo ho cominciato a lavorare allo chalet Santina per quasi dieci anni". Adesso ci sono tanti nuovi sogni. "Il primo è di organizzare al Santo Stefano un corso per insegnare l’arte della pizza ad altri disabili – rivela Mattea –, e partirà dopo l’estate". "Mattea è un esempio per tutti per la sua forza interiore – è invece il commento della direttrice del Centro ambulatoriale di Porto Potenza, Cristina Nardi –. L’obiettivo della riabilitazione è consentire al paziente di tornare a una vita sociale, proprio come nel caso di Mattea".