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10 mag 2022

Processo Banca Marche, adesso la transazione rischia di tagliare fuori gli azionisti

Chiusa l’istruttoria difensiva. Formica: "Si ledono. i diritti dei risparmiatori"

Massimo Bianconi, ex dg Banca Marche
Massimo Bianconi, ex dg Banca Marche
Massimo Bianconi, ex dg Banca Marche

Si è chiusa ieri la fase istruttoria difensiva, nel processo sul crac di Banca Marche. La prossima udienza sarà il 6 giugno. In aula, il presidente di Medioleasing ha confermato l’adesione alla transazione per l’azione di responsabilità degli amministratori con Intesa San Paolo. Un accordo che rischia di tagliare fuori azionisti e obbligazionisti. Ieri ad Ancona è stato sentito il professor Sabbioni, perito dell’imputato Giuseppe Paci. "Al termine dell’esame – spiega l’avvocato Paola Formica, parte civile con l’associazione Adusbef – Giuseppe Barchiesi, presidente di Medioleasing, ha fatto spontanee dichiarazioni. L’imputato sostiene che il default della Lehman Brothers ebbe un effetto immediato sull’economia italiana, situazione aggravata poi nel 2011 con la caduta delle borse. Medioleasing aveva una organizzazione fatta di processi trasparenti che garantivano la filiera del credito: solo la fraudolenza avrebbe potuto superare il sistema di controllo a tutti livelli.

"Il leasing – prosegue l’avvocato Formica – aveva l’obiettivo di consentire agli imprenditori di realizzare investimenti immobiliari e la banca avrebbe incassato i canoni del leasing: era interesse di tutti che l’operazione immobiliare giungesse rapidamente al termine, i cantieri non ultimati né avviati sono un danno per la banca. Il quadro accusatorio sarebbe falso, secondo Barchiesi non ci sarebbero perdite di capitale né insolvenze. Ha detto anche che mettere in difficoltà le aziende dal 2008 al 2012 sarebbe stato facilissimo, ma Banca Marche non aveva voluto danneggiare il tessuto economico e sociale del territorio. È emerso poi che gli imputati hanno aderito a una transazione con Intesa San Paolo nel giudizio di responsabilità, pertanto oggi è certo che il tribunale di Ancona non potrà più emettere sentenza, stante la transazione tra gli imputati e Intesa. La circostanza era emersa già con l’audizione di Piero Valentini. Le parti civili dunque non trovano soddisfazione economica né dal processo penale né dalla procedura concorsuale di liquidazione coatta amministrativa. Il sequestro penale fatto agli imputati deve a questo punto essere riversato sulle ragioni degli azionisti e degli obbligazionisti. La circostanza che Intesa San Paolo incameri somme dagli imputati per un danno causato ad azionisti e obbligazionisti è lesivo dei diritti dei risparmiatori".

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