FRANCO VEROLI
Cronaca

Provincia a bassa produttività. Crescita lenta, ma terza in regione

La fotografia del territorio sulla base dell’analisi della Cgia di Mestre. Quest’anno, 8,9 miliardi di valore aggiunto

Provincia a bassa produttività. Crescita lenta, ma terza in regione

Provincia a bassa produttività. Crescita lenta, ma terza in regione

Il nostro è un territorio a bassa produttività. Nel 2024 la provincia di Macerata registrerà un valore aggiunto (il prodotto interno lordo al netto delle imposte dirette) di 8,9 miliardi di euro. È il terzo miglior valore sul totale della ricchezza generata nelle Marche: è infatti preceduta dalle province di Ancona (15,3 miliardi) e Pesaro – Urbino (10,7), mentre alle sue spalle ci sono le province di Ascoli Piceno (5,8) e Fermo (4,3). Se gli 8,9 miliardi vengono rapportati al numero degli occupati, ci si accorge che il valore prodotto da ognuno di questi in un anno è di 64.021 euro, cioè 174,9 al giorno. Quest’ultimo misura la produttività e colloca la nostra provincia al 77esimo posto della classifica nazionale, dopo Ancona, Pesaro e Fermo e prima di Ascoli. E questa situazione non può passare inosservata, visto che nelle ultime trenta posizioni insieme a quella di Macerata si trovano (a parte Grosseto) tutte province di Sud e Isole.

È questo il quadro che emerge da un’indagine condotta dall’Ufficio Studi della Cgia di Mestre che ha elaborato dati di "Prometeia" e che sembrano confermare lo "scivolamento" della nostra provincia, una sua meridionalizzazione, come emerso anche in altre occasioni. Per rendere l’idea, le prime tre province con la più alta produttività giornaliera per occupato sono Milano (282,9 euro), Bolzano (257,8), Lodi (253,3), molto al di sopra del valore maceratese; meglio della nostra provincia fanno anche quelle che di poco la precedono, vale a dire Napoli (175 euro), Teramo (175,7) e Chieti (176,5). "Ogni giorno – sottolinea la Cgia – il nostro Paese produce 5,8 miliardi di euro di Prodotto interno lordo (Pil) che, convenzionalmente, è misurato attraverso la somma dei beni e dei servizi finali generati in un determinato arco temporale. Questi corrispondono a 99 euro giornalieri per ogni cittadino italiano, neonati e ultra centenari compresi.

Dal confronto con gli altri Paesi dell’Unione europea scontiamo un gap importante, soprattutto nei confronti dei Paesi del Nord Europa. Se in Lussemburgo la ricchezza giornaliera per abitante è di 336 euro, in Irlanda è di 266, in Danimarca di 179, nei Paesi Bassi di 164, in di Austria 149, in Svezia di 145 e in Belgio di 140". In termini di produttività del lavoro, misurata rapportando il valore aggiunto (Pil al netto delle imposte dirette) alle unità di lavoro standard (Ula), cioè agli occupati, nel 2024 il dato medio italiano è pari a 77mila euro per Ula ovvero 210,6 euro medi giornalieri (Macerata è sotto di 35,7 euro). Secondo l’indagine, pesa il fatto che l’Italia non dispone più di grandissime imprese e di multinazionali, ma è caratterizzata da un sistema produttivo composto quasi esclusivamente da micro e Piccole e medie imprese (Pmi) ad alta intensità di lavoro che, mediamente, registra livelli di produttività non elevatissimi, eroga retribuzioni più basse delle aziende di dimensioni superiori - condizionando così l’entità dei consumi – e presenta livelli di investimenti in ricerca /sviluppo inferiori a quelli in capo alle grandi realtà produttive. Ma, d‘altro canto, "in questi ultimi 30 anni l’Italia è rimasta tra i Paesi economicamente più avanzati del mondo e questo lo deve alle sue Piccole e medie imprese".