Alessandro Maccioni, direttore dell’Area Vasta 3 di Macerata
Alessandro Maccioni, direttore dell’Area Vasta 3 di Macerata

Recanati (Macerata), 10 luglio 2020 - «Da parte mia ci sarà tutto l’impegno, perché il caso possa risolversi positivamente". Alessandro Maccioni, direttore dell’Area Vasta 3 di Macerata, è fiducioso: si troverà una soluzione – lascia intendere – al caso del pensionato recanatese di 77 anni, Roberto Virgini, chiamato a pagare più di 2.000 euro per avere prolungato il ricovero nel reparto di cure intermedie dell’ospedale Santa Lucia di Recanati. Ben 46 giorni oltre il limite consentito dei 60 giorni, entro i quali la degenza è gratuita. E qui sta il caso. Virgini, infatti, sostiene che la sua permanenza in ospedale si è prolungata perché, prima di essere dimesso, dai tamponi effettuati è risultato positivo al Coronavirus e sistemato in isolamento insieme ad altri nove pazienti, anche loro positivi al test. Maccioni ribadisce che il caso del pensionato sarà verificato attentamente dagli uffici amministrativi dell’Asur e c’è tutta la volontà di andare incontro al 77enne, comprendendo che in tempo di Covid si siano un po’ rivoluzionati tutti i parametri organizzativi e amministrativi.

"Verificheremo, insomma, se i passaggi sono stati coerenti e se con il Covid può essere stata interpretata una norma in un modo piuttosto che in un altro – aggiunge il direttore dell’Area Vasta 3 –. Sicuramente la questione si risolverà, e spero positivamente, anche se sempre nel rispetto delle norme che regolano l’accesso in queste strutture sanitarie".

Per capire come mai l’Asur abbia mandato questro strano conto a Roberto Virgini bisogna rifarsi alla determina del direttore generale del 17 novembre del 2017 che, con la trasformazione di molti ospedali marchigiani in strutture di comunità, assegna a ognuno di questi presìdi dei posti letto per le cosiddette cure intermedie, la cui gestione è affidata ai medici di medicina generale.

Nella provincia di Macerata gli ospedali interessati sono Recanati (40 posti letto), Treia (25), Tolentino (50), Matelica (8) e Cingoli (10). Ebbene, l’atto amministrativo stabilisce anche che la degenza fino a 60 giorni è esente dal pagamento, ma dal 61esimo giorno in poi si applica la tariffa di compartecipazione alla retta. Eppure, c’è un’eccezione ed è contemplata nella norma: "se il paziente viene ricoverato in cure intermedie per una patologia diversa rispetto al primo ricovero, la contabilizzazione si azzera e si riparte con il conteggio dell’anno solare".

Chiaro? In realtà, Virgini era entrato in ospedale con una patologia che nulla aveva a che vedere con il Coronavirus e soltanto successivamente è emersa la sua positività, il che lo ha costretto a prolungare il ricovero. Il cambio di patologia alla base del ricovero potrebbe essere la chiave di volta per fare scattare a favore del pensionato recanatese l’esenzione dal pagamento della retta alberghiera. "Io penso, quindi – afferma infine il direttore Alessandro Maccioni –, che possiamo anche tranquillizzare, il paziente recanatese".