Era stata intestata a Enea Simonetti (nella foto) la villetta di via Pertini a Montecassiano dove, la sera della vigilia di Natale, è stata trovata senza vita la 78enne Rosina Carsetti. I nonni, Rosina e il marito Enrico Orazi, l’avevano intestata al nipote, il figlio di Arianna. Il ragazzo in cambio si era impegnato formalmente a...

Era stata intestata a Enea Simonetti (nella foto) la villetta di via Pertini a Montecassiano dove, la sera della vigilia di Natale, è stata trovata senza vita la 78enne Rosina Carsetti. I nonni, Rosina e il marito Enrico Orazi, l’avevano intestata al nipote, il figlio di Arianna. Il ragazzo in cambio si era impegnato formalmente a prendersi cura dei due nonni, per tutte le loro necessità. Ora lui, con la madre e il nonno, è indagato con l’accusa di aver ucciso l’anziana, nonché di favoreggiamento, simulazione di reato e maltrattamenti in famiglia. In base a quanto concordato, Enrico Orazi e Rosina Carsetti avrebbero mantenuto l’usufrutto della villetta, in base al quale avrebbero continuato a pagare le tasse sull’immobile. Anche questo, insieme ad altri elementi, è uno dei tasselli che la procura ha messo insieme per chiarire come stessero le cose all’interno della famiglia. Da quando Arianna Orazi ha chiamato i carabinieri, poco prima delle 20 del 24 dicembre scorso, dicendo di aver subito una rapina in casa, la versione dei familiari è sembrata poco credibile al procuratore capo Giovanni Giorgio e al sostituto procuratore Vincenzo Carusi, che hanno aperto subito un fascicolo ipotizzando un omicidio maturato in famiglia. In questi giorni i carabinieri hanno ricostruito molti aspetti della vicenda, e fatto luce su alcune contraddizioni emerse sin dall’inizio nel racconto dei familiari. Eppure loro continuano a proclamarsi innocenti, anche in televisione, e a sostenere che quella sera in casa loro è entrato un malvivente, disarmato ma con i copriscarpe, pronto a uccidere la nonna soffocandola e rompendole 14 costole, ma lasciando praticamente illesi il marito di Rosina e la figlia.

p. p.