Muccia (Macerata), 17 settembre 2019 - La campanella suona puntuale alle 8.30, i piccoli studenti sono tutti in fila vestiti nei loro grem biulini, a scacchi per i bambini dell’asilo, neri per quelli delle elementari. È un inizio di anno scolastico particolare a Muccia, dove le emozioni si rincorrono, perché i piccoli studenti della scuola 'De Amicis' finalmente hanno potuto dire addio al container che li ha ospitati negli ultimi tre anni, per ritrovare una scuola nuova di zecca. Un istituto moderno, con la mensa, aule musicali e spazi verdi, che la Fondazione Andrea Bocelli (video) ha ricostruito in 150 giorni nel piccolo paese terremotato, grazie anche al sostegno dei lettori di Qn-Il Resto del Carlino. Al progetto di ricostruzione di quella che è diventata la scuola di tutti noi, infatti, sono stati destinati parte dei 323mila raccolti dal nostro giornale con la sottoscrizione a sostegno dei terremotati.

«È come una rinascita – racconta Martina Bartolazzi, che ha accompagnato a scuola i piccoli Lorenzo e Matilde –. I miei figli non vedevano l’ora. Stamattina (ieri, ndr) si sono svegliati alle 5 per l’emozione di iniziare questo percorso». «Quando li ho svegliati – aggiunge Erika Cervelli, anche lei con due bambini iscritti alla ‘De Amicis’ –, mi hanno detto di essere contenti, perché andavano nella nuova scuola, ma un po’ dispiaciuti perché iniziava un nuovo anno scolastico. Per tutti, però, è un’emozione grande, perché non abbiamo mai voluto lasciare Muccia, e questo è un segnale di ripartenza».

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E non appena gli studenti entrano nelle rispettive classi, c’è la corsa per accaparrarsi il banco e sistemare libri e quaderni nei propri spazi, perché la nuova «De Amicis» è una scuola «senza zaino», in cui i bambini fanno i compiti fino alle 16.30 e poi lasciano i libri in classe. Ma anche per le maestre c’è la novità di doversi abituare a una nuova struttura e a regole diverse perché, per la mensa ad esempio, grazie al supporto del pedagogista della Fondazione, Serafino Carli, i bambini impareranno a prendersi cura di ciò che è stato loro donato, apparecchiando e sparecchiando la tavola e mettendo a posto le stoviglie. 

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Non trattiene l’emozione Olga Reversi, insegnante della seconda elementare, che parla di «un sogno, dopo anni nel container». «I bambini hanno trascorso anni difficili nel container, perché gli spazi erano stretti e hanno visto dei compagni andarsene verso la costa – aggiunge l’insegnante Simona Midei –, ma tutti i momenti li abbiamo vissuti insieme. Già dal giorno dopo la scossa del 30 ottobre, eravamo nella tensostruttura a leggere e disegnare, per questo oggi essere qui, in questa nuova scuola, ha un sapore diverso. Ci sono spazi che dobbiamo fare nostri, nuove attività, strumentazioni, e dobbiamo aiutare i bambini ad appropriarsi davvero di questa scuola, che loro stessi avevano chiesto più volte».

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Ma ai bambini, nonostante qualche lacrimuccia dei piccoli dell’asilo che non vogliono staccarsi dai genitori, bastano pochi minuti per appropriarsi della scuola, e quando il dirigente Maurizio Cavallaro si siede al pianoforte, in un attimo gli sono tutti intorno per intonare l’inno d’Italia. Mano sul petto, forse come hanno visto fare tante volte in televisione, sulle note di «Fratelli d’Italia», i piccoli studenti sono pronti per questo nuovo inizio.


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