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21 giu 2022

Sempre più avvocati lasciano la toga "La professione non è più appetibile"

Quest’anno sono già 72 i legali che si sono cancellati dall’albo provinciale. Si tratta soprattutto di donne. La presidente Ottavianoni: "Per molti è impossibile proseguire con un’attività non abbastanza redditizia"

21 giu 2022
paola pagnanelli
Cronaca

di Paola Pagnanelli

Dal primo gennaio di quest’anno, 72 avvocati si sono cancellati dall’albo provinciale. Si tratta di 28 maschi e 44 femmine. Il dato è in linea con quello nazionale e coerente con quanto avvenuto anche l’anno scorso, quando in tutta Italia quasi cinquemila professionisti hanno deciso di dire addio alla toga. "I dati a livello nazionale segnalano un aumento delle cancellazioni – conferma la presidentessa del consiglio dell’Ordine forense, Maria Cristina Ottavianoni –. Il fenomeno purtroppo è legato a due motivi. Il primo dipende dalla crisi della professione e dall’incapacità dei soggetti più deboli di proseguire con una attività non abbastanza redditizia. Il secondo invece fa riferimento al nuovo ufficio del processo e a una serie di concorsi che ci sono stati e che sono in programma, che hanno assorbito molti iscritti a disposizione. L’avvocatura di fatto non è più appetibile".

La scorsa estate 12 avvocatesse hanno detto addio alla professione per entrare nell’organico del tribunale: si trattava di persone tra i 40 e i 50 anni, in alcuni casi con una attività avviata. Il dato eclatante è che erano tutte donne. "Purtroppo si sa che mancano i servizi, e questo rende molto difficile conciliare una professione con le altre esigenze, l’organizzazione è lasciata del tutto al singolo, alla sua famiglia e alla sua capacità economica – prosegue l’avvocato Ottavianoni –. Inoltre, la professione per le donne è meno redditizia dal punto di vista economico: le stime nazionali rivelano che le avvocatesse guadagnano in media meno della metà dei colleghi maschi".

"In una situazione come questa – aggiunge la presidente dell’Ordine –, la pubblica amministrazione diventa una opportunità da cogliere, perché offre orari certi di entrata e di uscita, che consentono di organizzarsi meglio per gli altri impegni familiari. Chi poteva sfruttare questa possibilità, l’ha fatto, scegliendo il pubblico o anche il privato. E invece prima avveniva proprio il contrario: il posto pubblico era un momento di passaggio prima di avviare l’esercizio della professione". Il fenomeno, spiega la presidentessa dell’Ordine, è comune a tutte le libere professioni, "e in modo particolare per le donne, non si è trovata una soluzione socio-economica. Noi vediamo che nelle attività legate alla pubblica amministrazione, dove l’utente non sceglie, o ad alta professionalità come la magistratura, il numero delle donne è via via molto aumentato raggiungendo o anche superando quello degli uomini. Ma ai vertici ci sono ancora gli uomini, dove c’è il potere ci sono gli uomini".

"Sulle donne e sulla loro carriera incide ancora la famiglia – conclude la Ottavianoni –, vista come una questione del singolo e non come un tema che riguarda tutta la società". Sulla parità di genere, l’impressione è che si stia retrocedendo e non migliorando, "come avviene nei momenti di crisi, in cui si fa quadrato per difendere il proprio territorio".

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