"C’è la necessità – prosegue la segretaria regionale della Cgil – di dare una prospettiva di lavoro di qualità soprattutto ai giovani e alle donne che, oltre a misurarsi con un lavoro discontinuo, frammentato e instabile, hanno già pagato un prezzo enorme alla crisi e rappresentano una priorità. Serve un maggiore impegno da parte delle istituzioni, forze sociali ed economiche senza il quale tutto sarà più difficile. Per questo, chiediamo che la Regione batta un colpo". L’appello della sindacalista è giustissimo e condivisibile. Si possono fare molte politiche attive in questo campo, a livello centrale ma anche regionale, non solo con interventi di autorità come il blocco dei licenziamenti, ma anche creando un sistema efficiente di infrastrutture, agevolando le procedure e favorendo la crescita del mercato. Spesso le imprese si lamentano degli eccessivi ostacoli in cui le mette lo Stato, e purtroppo prendono questa come scusa per anteporre il loro profitto alle regole, dando vita ad un circuito perverso in cui ci rimettiamo tutti. L’emergenza potrebbe essere l’occasione per uno sguardo un po’ più ampio, per un passo in avanti del ceto imprenditoriale e per una nuova visione del rapporto Stato-economia, con ricadute positive sulla produttività e ,quindi, sul mercato del lavoro.