La foto di una delle ragazze che si sottoponeva alla dieta macrobiotica (Polizia di Stato)
La foto di una delle ragazze che si sottoponeva alla dieta macrobiotica (Polizia di Stato)

Macerata, 16 marzo 2018 - "C’erano talmente tante regole, che era impossibile adempierle tutte. Questo provocava un senso di colpa e così, secondo me, ci teneva sotto controllo». Questa donna aveva poco più di venti anni e stava per laurearsi in Scienze politiche quando, nel 1989, lasciò la sua famiglia e la città, Cava de’ Tirreni, per venire a Macerata e seguire il dogma inventato da Mario Pianesi. Un dogma di cui la macrobiotica era solo uno degli elementi.

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«Non potevamo frequentare persone non macrobiotiche – ha raccontato la donna – . Al massimo, brevemente, qualche parente. Poi c’erano gli obblighi personali, innumerevoli: il divieto di ballare, di ascoltare musica, di usare internet e i cellulari, i vestiti non dovevano essere né viola né verdi né neri. Il rosa era vietato per gli uomini. Le donne dovevano portare una gonna lunga e non aderente, né stivali o scarpe con i tacchi. Non potevano tingersi i capelli, truccarsi, usare profumi, durante il ciclo mestruale era vietato lavarsi. Le unghie potevano essere tagliate solo il martedì o il giovedì. Era obbligatorio alzarsi con il piede sinistro. Le donne, particolarmente le sposate, potevano intrattenersi solo con le donne, gli uomini solo con gli uomini. Gli uomini non potevano portare barba o baffi e capelli lunghi, orecchini o tatuaggi. Anche la cravatta era vietata, salvo occasioni importanti. Alle donne era interdetta la vita sociale pubblica ed erano vietati massaggi a uomini diversi dal marito. In un primo momento, ad alcune era concesso farli a Pianesi, a suo dire un’opportunità per avere energia».

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Una vita più che spartana. «Non era ammesso uno svago, anche il più semplice. Con mio marito inventammo una scusa per andare al cinema». Poi c’erano le norme sull’igiene domestica. «I falsi macrobiotici, secondo Pianesi, volevano il suo fallimento – prosegue lei –. Per proteggersi dalle loro energie negative era necessario spargere sale negli angoli delle abitazioni e dei punti Upm; appendere nastri rossi in posti non troppo in vista (dietro le porte, sotto i tavoli) e addosso; anche la salvia portata addosso o messa davanti all’Upm proteggeva dalle energie negative. Inoltre era necessario accendere incensi, con un accendino bianco e non di altro colore, altrimenti non avrebbe funzionato. E c’era pure l’obbligo quotidiano del mantra, preceduto dalla richiesta di protezione verso Pianesi, la sua famiglia e noi stessi». Gli obblighi «erano mascherati da consigli. Ma non era possibile disattenderli. Percepivamo Pianesi come il nostro salvatore, un dio». Se un adepto non guariva, la colpa era sua che aveva violato qualche regola. «Era un continuo ripeterci tra noi che i nostri malesseri derivavano dal non aver osservato tutti i dettami di Mario». Tra i doveri c’era anche la delazione. «Se uno infrangeva le regole, le persone più vicine gli dovevano far notare che aveva “osteggiato e fatto resistenza a Mario”. Se persisteva, scattava l’obbligo di delazione, anche tra coniugi».

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Poi nel 2012 la donna, che gestiva il Punto macrobiotico in via Pace, è entrata in crisi: «Lavoravamo ma eravamo pieni di debiti. Poi ci fu una riunione. In circolo erano sedute una trentina di bambine e ragazze, dai 10 ai 25 anni. Chinando la testa, ringraziavano Pianesi, Volpi: “grazie Mario, che hai salvato la vita ai miei genitori e mi hai consentito di nascere”. Alcune si misero a piangere. Mi parve rivoltante».

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