Mario Pianesi (foto d'archivio)
Mario Pianesi (foto d'archivio)

Macerata, 17 marzo 2018 – «Pianesi chiedeva massaggi a domicilio e prestazioni sessuali alle adepte affinché potessero acquisire la sua energia positiva». Anche di questo è accusato il guru maceratese della macrobiotica dal sostituto procuratore Paolo Gubinelli. Lo rivelano le carte dell’inchiesta, condotta ascoltando moltissime persone che nel Punto macrobiotico avevano sperato di trovare una soluzione ai loro problemi di salute, per finire invece in una trappola mentale ed economica.

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La procura di Ancona accusa di riduzione in schiavitù Mario Pianesi e la moglie Loredana Volpe, che avrebbero creato «una piramide chiamata pianesiana – scrive il sostituto procuratore –, una associazione in partecipazione occulta (un franchising), dove tutto il rischio era sui gestori mentre il guadagno andava all’associazione. Una struttura economica e filosofica a un tempo, totalizzante, invasiva e onnicomprensiva giacché Upm fornisce tutto agli adepti, essendo l’unica deputata a garantirne la qualità e l’aderenza al credo».

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Pianesi, che andava idolatrato, avrebbe conservato, per un uso futuro, le lettere di contrizione che era costretto a scrivere chiunque lo criticasse. E in questo lavoro per la sottomissione c’era anche la via sessuale. La procura parla di un «inserimento graduale di Pianesi nelle dinamiche familiari degli adepti, finalizzata a screditare gli uomini in quanto non sufficientemente aderenti al credo, e nel prospettarsi come supporto e punto di riferimento delle donne, e nel richiedere «massaggi a domicilio e prestazioni sessuiali affinché potessero acquisire la sua energia positiva». Dagli anni Novanta, per la procura, Pianesi avrebbe imposto questo trattamento a chi lo avvicinava perché esasperato da una malattia cronica, o disperato per una diagnosi infausta.

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«Con il suo carisma e la notorietà alimentata da asseriti studi scientifici, con iniziative mediatiche e amicizie con personaggi di livello mondiale, con le lauree honoris causa, avvicinava persone vulnerabili, problematiche o in difficoltà o deboli, per inserirle nella struttura, plasmarle sul piano psicologico, condizionarle».

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Tra i mille divieti imposti, dall’uso delle medicine all’acqua corrente, dal ridere alle gonne corte, c’erano anche mille doveri: «Versare denaro all’associazione, versare denaro a Pianesi per presunte visite mediche, elargire donazioni a lui dirette, o finalizzate a ipotetiche campagne di beneficenza (come la costruzione di un ospedale macrobiotico in Thailandia, o le sovvenzioni a stati esteri per la diffusione della Macrobiotica), la partecipazione alle iniziative (dove i volontari che lavoravano pagavano vitto e alloggio), gli inviti a comprare libri, oggettistica, prodotti, e merchandising». Tutto con lo slogan: «Devi essere riconoscente a Pianesi, perché ci ha dato la macrobiotica, l’efficienza e la salute e quindi lavorare in silenzio».