Un malato Covid a Camerino; sopra Marco Chiarello (foto Calavita)
Un malato Covid a Camerino; sopra Marco Chiarello (foto Calavita)
di Franco Veroli "Siamo messi male. La situazione attuale ricalca quella del 30 marzo 2020 quando nelle Marche si contavano 169 pazienti in terapia intensiva. Siamo vicini a questa soglia anche adesso". Marco Chiarello, ex primario della Rianimazione dell’ospedale di Tolentino, tornato volontariamente dalla pensione per dare una mano nella lotta al Covid, presidente della sezione marchigiana dell’Aaroi-Emac (Associazione anestesisti Rianimatori ospedalieri italiani, Emergenza area critica), commenta così la progressiva saturazione delle strutture ospedaliere. In questi giorni le Marche sono la regione con il più alto tasso di occupazione dei posti letto Covid nei reparti ordinari di area non critica,...

di Franco Veroli

"Siamo messi male. La situazione attuale ricalca quella del 30 marzo 2020 quando nelle Marche si contavano 169 pazienti in terapia intensiva. Siamo vicini a questa soglia anche adesso". Marco Chiarello, ex primario della Rianimazione dell’ospedale di Tolentino, tornato volontariamente dalla pensione per dare una mano nella lotta al Covid, presidente della sezione marchigiana dell’Aaroi-Emac (Associazione anestesisti Rianimatori ospedalieri italiani, Emergenza area critica), commenta così la progressiva saturazione delle strutture ospedaliere. In questi giorni le Marche sono la regione con il più alto tasso di occupazione dei posti letto Covid nei reparti ordinari di area non critica, cioè malattie infettive, pneumologia e medicina generale. Se la soglia critica è stata fissata dal ministero della Salute al 40% (e la media nazionale è attualmente al 43%), nelle Marche siamo al 64%. Seguono Piemonte (61%), Emilia Romagna (56%), Lombardia (53%), Friuli Venezia Giulia e Puglia (49%), Umbria (45%), Abruzzo (44%), Lazio (42%) e Molise (41%).

Dal punto di vista delle terapie intensive, invece, "l’anno scorso i posti disponibili erano 120, motivo per cui quelli mancanti furono ricavati da altri spazi riducendo le attività operatorie alle sole urgenze e ai pazienti oncologici – dice Chiarello –. Quest’anno, invece, sono 230, numero in rapporto al quale con i posti attualmente occupati da pazienti Covid, 156, si va ben oltre la soglia critica, superata la quale è a rischio l’assistenza per i pazienti no Covid", sottolinea Chiarello.

Che cosa è successo? Perché pur avendo quasi raddoppiato il numero dei posti in terapia intensiva siamo così in difficoltà? "Il problema di fondo è che non c’è stata uniformità nelle scelte di contrasto alla diffusione dei contagi. A mio avviso, anche sulla base dell’esempio della Gran Bretagna corsa subito ai ripari dopo la diffusione della variante, dovevamo chiudere tutto un mese fa. Ora speriamo di essere nella parte finale dell’incremento e che i contagi inizino a diminuire significativamente. Bisogna accelerare le vaccinazioni, fare più in fretta possibile. Detto questo va rilevato che, attualmente, nelle Marche mancano 70 anestesisti. Prima dello scoppio della pandemia erano 35, poi con l’aumento dei posti di terapia intensiva si è saliti a 70, perché una figura professionale di così alta specializzazione non si crea dalla sera alla mattina. E questo spiega l’effetto sugli ospedali e sulle loro attività". Emblematica la situazione della nostra Area Vasta. "Al Covid center di Civitanova, per aumentare i posti di terapia intensiva da 21 a 28 – evidenzia Chiarello – quindi per 7 malati Covid, che devono essere seguiti 24 ore su 24, servono 4 anestesisti ognuno dei quali copre un turno. Questo significa che la struttura di Civitanova per 28 ricoverati in terapia intensiva necessita di 16 anestesisti che, però, non ci sono. Nel senso che arrivano dagli ospedali dell’Area Vasta 3 dove, di conseguenza, le attività vengono poi ridotte".

Insomma, all’aumento dei posti di terapia intensiva doveva corrispondere un aumento del numero degli anestesisti, già insufficiente, che però non c’è stato. Certo è che ritrovarsi dopo un anno nella stessa situazione può indurre alla scoraggiamento. "Sicuramente c’è stanchezza, peraltro in assenza (già dal primo gennaio) degli incentivi previsti dall’accordo dell’anno passato. La Regione è disponibile a rinnovarlo, ma non ha risorse e attende finanziamenti dallo Stato. Bisogna accelerare le vaccinazioni, fare più in fretta possibile", conclude Chiarello.